Pitcairn punta a diventare una meta d’eccellenza del turismo astronomico

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L’isola di Pitcairn, resa famosa dall’ammutinamento del Bounty, tenta di sfruttare l’assenza di ogni forma di inquinamento luminoso.

Su questo lembo di terra, posto 2200 km a est di Tahiti, i famosi ammutinati del Bounty si stabilirono nel 1790. I loro discendenti hanno conservato le tombe dei loro antenati e qualche oggetto proveniente dalla nave ribelle, a ricordo del loro singolare passato.

A Pitcairn non ci sono solo acque cristalline, balene, rocce vulcaniche e palme ma anche “un cielo incredibile”. E per questo i sessanta residenti di Adamtown, per rilanciare il turismo, hanno deciso recentemente di puntare sul cielo.

Lì, nella remota isola dell’Oceano Pacifico, immerse nel buio totale le stelle si vedono talmente bene che l’ente del turismo del luogo ha chiesto che Pitcairn venga riconosciuta come “Dark Sky Santuary”, ovvero un santuario del cielo.

Al mondo, certificati dall’Ida (International Dark-Sky association), ci sono solo tre santuari ufficializzati in quanto posti privi di inquinamento luminoso e perfetti per osservare le costellazioni: essi sono Aotea, la Great Barrier Island in Nuova Zelanda, il Cosmic Campground (Usa) e la Valle del Elqui in Cile, con i suoi osservatori dedicati a Gabriela Mistral.

Adesso anche Pitcairn, deciso a entrare nel circuito dell’astro turismo, chiede di far parte della ristretta ed esclusiva cerchia.

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