Facebook: il mea culpa di Zuckerberg davanti al congresso

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2.800 parole stampate su sette pagine: ecco come il numero uno di Facebook ha cercato di chiarire la sua posizione sul caso “Cambridge Analytica” e le interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali

“Ho commesso degli errori, ma rimedierò”. E’ questo il sunto del discorso che Mark Zuckerberg ha portato stamane davanti al Congresso. Nessun attenuante: anche questa volta, come in molti avevano previsto, solo un umile “mea culpa”. Secondo le principali testate statunitensi, Zuckerberg si sarebbe “allenato” per diverse settimane con alcuni legali di Facebook per prepararsi all’audizione. Una sorta di simulazione, così come avviene per i dibattiti presidenziali.

Il numero uno di Facebook parte dalla missione del suo social network, sostenendo ancora una volta che “non è sufficiente connettere le persone e dar loro voce: bisogna garantire verità e sicurezza. Facebook è un’azienda idealista e ottimista. Ci siamo sempre concentrati sul bene che le persone in grado di comunicare possono portare. Mentre Facebook è cresciuto, le persone di tutto il mondo hanno ottenuto un nuovo potente strumento per restare in contatto con chi amano, far emergere la propria voce e costruire comunità e aziende. Recentemente abbiamo visto il movimento #Metoo e la Marcia per le nostre vite, organizzata almeno in parte su Facebook”. Non solo. Il generale di Menlo Park tiene a sottolineare il ruolo della sua azienda sugli aiuti umanitari: “In seguito all’uragano Harvey, la gente ha raccolto più di 20 milioni di dollari. E oltre 70 milioni di piccole aziende utilizzano Facebook per crescere e creare posti di lavoro”.

 

Poi, dopo alcune (per quanto ovvie) auto-celebrazioni, ecco comparire le prime scuse. Problemi che nascono da un unico sbaglio: “il non aver fatto abbastanza per impedire che questi strumenti vengano usati anche per il danno. E quindi – continua Zuckerberg ecco spiegato tutto il proliferare di notizie false, interferenze straniere nelle elezioni e discorsi che incitano all’odio. Così come per gli sviluppatori e la privacy dei dati, non abbiamo avuto una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grosso sbaglio. È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho aperto Facebook, lo gestisco e sono responsabile di tutto ciò che accade qui”.

La soluzione“Dobbiamo rivedere ogni parte del nostro rapporto con le persone per assicurarci di possedere una visione sufficientemente ampia della nostra responsabilità. – si continua a leggere nel documento ufficialeNon è sufficiente connettere semplicemente le persone, dobbiamo assicurarci che queste connessioni siano positive. Non basta dare alle persone solo una voce, dobbiamo assicurarci che non la usino per ferire altre persone o diffondere disinformazione”.

E infine qualche delucidazione sulla privacy degli utenti: “Non è abbastanza dare alle persone il controllo delle loro informazioni, dobbiamo assicurarci che anche gli sviluppatori a cui hanno dato lo stiano proteggendo. In generale, abbiamo la responsabilità non solo di costruire strumenti, ma di assicurarci che tali strumenti siano utilizzati per sempre. Ci vorrà del tempo per mettere in pratica tutti i cambiamenti che dobbiamo apportare, ma mi impegno a farlo nel modo giusto. Ciò include il miglioramento del modo in cui proteggiamo le informazioni delle persone e salvaguardiamo le elezioni in giro per il mondo”.

Adesso staremo a vedere se Zuckerberg manterrà la sua promessa.

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