Autorevolezza, credibilità e onestà ecco la nostra Italia del Futuro

Ad un mese dal Premio Carli la Presidente della Fondazione, Romana Liuzzo ricorda la figura dell’ex Governatore

Dov’è l’Italia sognata da Guido Carli? Cosa è rimasto di quello che mio nonno ha dato al suo Paese, di quello che ha costruito? Me lo chiedo ogni sera, quando guardo il telegiornale o seguo un approfondimento in tv. Alcuni giorni ho l’impressione che ci sia davvero troppo poco del suo spirito, troppo poco dei valori in cui credeva. Parole come meritocrazia, lealtà, giustizia sembrano passate di moda. Ma ci sono giorni, come oggi, ad un mese dal Premio dedicato alla sua memoria, in cui vedo quell’Italia. La vedrò sicuramente il 10 maggio nella sala della Regina di Montecitorio, riflessa negli occhi degli illustri ospiti presenti. Che lavorano nel solco dell’insegnamento di Carli: un patrimonio di tutti.

L’Italia di Guido Carli era quella di un Paese che sa guardare avanti, che non aspetta il domani ma lavora per costruirlo. Consapevole che «la speranza – come mi diceva spesso – è un rischio da correre». Il futuro per nonno era un libro da scrivere con coraggio, puntando tutto sulle nuove generazioni. L’età media del suo ufficio studi in Banca d’Italia era straordinariamente bassa: 33 anni. Una scelta di cui andava molto fiero. Individuò i giovani migliori e li trasformò nei banchieri del futuro. Lo fece trasmettendo loro con l’esempio, più che con le parole, ciò in cui credeva: etica, competenza, impegno sociale. Quei giovani per mio nonno erano il «nuovo inizio italiano». Per loro Guido Carli ha portato il Paese in Ue. Pensando a loro ha lottato per costruire un’Europa delle opportunità, della crescita, del lavoro, della solidarietà tra gli uomini.

Oggi quell’Europa si è persa nei corridoi della burocrazia. E quei giovani fanno le valige. Fuggono all’estero. Perché di fuga si tratta, non di scelta.

Sono i ragazzi degli anni ‘90. E pensando a loro mi tornano in mente le parole del Presidente della Repubblica: il paragone tra i nati nel 1999, che lo scorso 4 marzo hanno votato per la prima volta, e i giovani del 1899, mandati al fronte nella Grande Guerra. Per i nostri figli non è in ballo la sopravvivenza, ma il futuro.

«Le cose che non funzionano si cambiano», ripeteva nonno citando Roosvelt. Ripensiamo allora la nostra Italia con la credibilità e l’autorevolezza di Guido Carli.  Ritroviamo la sua forza, il grande spirito che lo ha guidato, la sua fiducia nel domani, in nuovo inizio italiano.

*

Top