Oliena: desta curiosità la storia del bar che batte gli scontrini in sardo

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La singolare vicenda ha come protagonista la titolare del bar Eugenia, la quale parla ai suoi clienti più affezionati esclusivamente in olianese.

La notizia è stata amplificata dai social, dal momento in cui una cliente ha postato lo scontrino scritto in sardo ricevuto poco prima al bar “Genia”, a Oliena. Ma Eugenia Vacca, proprietaria dell’attività all’ingresso del paese, lo scontrino in sardo lo batte già da diversi anni, da quando cioè aveva cambiato il vecchio registratore di cassa.

Così dopo i cartelli stradali che indicano i nomi dei paesi in sardo, nell’isola arriva anche la prima attività commerciale con gli scontrini in limba: l’aperitivo diventa Rifrishu, gli snack Pittitos, la birra di marca Birra ‘e casta.

E a chiusura della ricevuta fiscale appare il saluto a mengius viere in salude, che sostituisce l’usuale “grazie e arrivederci”. “L’idea mi è venuta quando ho sostituito il registratore di cassa – racconta Eugenia – sia per il mio attaccamento alle radici e alla lingua sarda sia per divertimento. Volevo sottolineare che la lingua deve essere parlata e scritta per non perderla, ma volevo anche divertirmi con i miei clienti di Oliena e del circondario che mi prendono in giro per la mia ostinazione a rivolgermi loro in olianese. Non mi passa per la testa di chiedere ad esempio se bevono la birra in bicchiere o al bacio: per me la birra si beve “in sa tassa” o “a fruncu””.

Il sardo per Genia è una passione e così “ogni termine antico che scopro dai nostri anziani me lo segno e lo ripropongo per tenerlo vivo. Ritengo che la lingua sarda vada tramandata, sia insegnandola ai bambini, sia parlandola e scrivendola. Ma senza estremismi, se mi accorgo che un cliente non conosce il dialetto non gli parlo in sardo naturalmente. Noto che le cose anche da noi stanno cambiando: alcuni genitori parlano in italiano ai loro bambini, molti ragazzini “miscelano” le parole sarde con quelle italiane e sempre più spesso utilizzano termini inglesi.

Nonostante sia stupita per la curiosità che ha suscitato la sua storia, Genia è felice che se ne parli. “I clienti vengono al bar solo per avere lo scontrino in sardo e conservarlo, ma questo però succedeva anche prima – sorride – la cosa che mi interessa di più è che passi il messaggio: la lingua si può usare e tramandare anche in questo modo”.

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