Di Lorenzo all’attacco della cricca

Caro Direttore, visto che l’Ultima Ribattuta si è sempre occupata della vicenda delle tangenti in Rai e delle manovre per aiutare le persone coinvolte a coprire lo scandalo, desidero informarti che finalmente ci sto riuscendo.

La cricca che ha difeso e continua a difendere i cialtroni ed i ladri che hanno spolpato l’Azienda pubblica, facendo la guerra a me che li ho indicati al pubblico ludibrio o denunciati, si è attrezzata per il colpaccio del “presunto” KO ai miei danni.

Dopo aver provato in tutti i modi a zittirmi con “intimidazioni” giudiziarie e non, dopo quattro anni che usano in modo proditorio e scientifico il metodo della diffamazione, ora sono convinti di aver trovato l’arma finale per ridurmi alla (loro) ragione.

Circa quattro anni fà la Cricca assoldò un alto dirigente ministeriale, con la promessa di una brillante carriera, per colpirmi professionalmente, ma fu respinta con perdite perché il sicario fu smascherato e mandato fuori. Ovviamente lasciando una pletora di prove chiarissime e inequivocabili che sono state messe in stand by in attesa di essere unite alle altre prove di altri misfatti.

Ora la Ministressa, l’avvocatessa, i compagnucci e gli “alti” grand commis che compongono la banda hanno spedito il killer del gruppo al II piano del Palazzo per finire il lavoro che il giovane sicario non era riuscito a portare a termine.

Non sanno che sono monitorati passo passo e questa volta, quando il killer del II piano metterà in pratica la vigliaccata, avranno delle grandi sorprese.

Mi si potrebbe chiedere, allora, perché li avverto, perché li informo che seguiamo le loro mosse e le loro intenzioni.

Forse sto bluffando?

No, caro Direttore, non sto bluffando e non sono uno sprovveduto. Semplicemente so che per farli esporre e compiere l’errore che li porterà tutti in galera per associazione a delinquere ecc, devo provocarli, esasperarli, spingerli a decidere di fare qualcosa che mi possa veramente punire, li possa far sentire sfidati.

Solo così, giocando sulla loro arroganza, supponenza e certezza dell’impunità, si decideranno a tentare il colpaccio.

Il killer, per colpirmi duramente dall’alto della sua funzione, chiederà ad uno dei suoi “stakeholder” di rendermi la vita difficile e cancellare alcune attività e quel signore, a sua volta monitorato stretto, quando sarà interrogato, sentendo il famoso tintinnio, tirerà fuori il nome di chi gli ha suggerito di fare la grande vigliaccata.

E lì sarà fatta: perché ne basta uno e gli altri sodali dell’Associazione lo seguiranno come ciliegie.

Sarà uno scandalo che farà tremare più di qualche alto Palazzo.

Sì, perché c’è un signore in Procura che non vede l’ora di fare un po’ di pulizia in ambienti che l’etica l’hanno sotterrata da tanto tempo pur riempiendosene la bocca.

Quattro anni fa avrei potuto provocare un po’ di rumore denunciando il sicario che la cricca aveva assoldato per farmi secco (nella loro valutazione), ma ne sarebbe venuto fuori un piccolo scandaletto con un insignificante burocrate e tutto si sarebbe esaurito in pochi mesi.

E no! Ho imparato la lezione. Io so che questi individui sono più pericolosi di Riina e Provenzano perché utilizzano il potere delle Istituzioni per auto-proteggersi e tutelare i componenti del clan. Forse è più fortunata la signora che ha denunciato come me le zozzerie della Rai ed ora vive sotto scorta per difendersi dai delinquenti che gli hanno puntato il coltello alla pancia. Questi qui non puntano il coltello: sono molto più sofisticati e quindi molto più pericolosi. Ma dopo la prima esperienza di tre anni fà ho capito che vanno affondati giocando sulle loro debolezze, boria e presunzione insieme alla certezza dell’impunità.

E quindi bisogna avere pazienza, e contemporaneamente provocare, far crescere in questi prepotenti mascalzoni la rabbia ed il desiderio di distruggermi: solo così diventeranno imprudenti ed io potrò attenere il risultato che sogno da quattro anni: far riaprire le indagini sulle tangenti in Rai e sulla cricca che difende a spada tratta quei cialtroni e vederli tutti in galera come è giusto che sia.

Pietro Di Lorenzo

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