Mondiali 2018, Ventura: “L’errore fu non andare via”

Ventura

L’ex commissario tecnico della nazionale è un fiume in piena: “Sono state dette tante falsità, la Federazione mi ha lasciato solo. Ero diventato un punching ball”

Dopo quel maledetto Italia-Svezia del 13 novembre 2017, Giampiero Ventura è entrato (con particolare merito) nel podio tra le persone più odiate del Belpaese. Non si sa se prima o dopo Renzi. Fatto sta che per gli italiani la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia è motivo di vergogna, rabbia e frustrazione. E non potrebbe essere altrimenti per un paese che vive di sogni e campi di pallone.

Da molti considerato come il principale responsabile della debacle italiana, in questi mesi Giampiero Ventura è tornato pochissime volte sulla sua esperienza disastrosa alla guida della nazionale. Ha preferito le vacanze al mare al flash dei fotografi e ai microfoni dei giornalisti. Ma a Mondiale appena iniziato, la ferita sembra nuovamente riaperta, come se le cure del passato non bastassero più a contenere il dolore per la mancata qualificazione.

Oggi Ventura è un fiume in piena. E in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport si è voluto togliere (ammesso che ce ne fosse ancora bisogno) qualche sassolino dalla scarpa.

“Non ho trovato un senso, ma ho una spiegazione: ho fatto calcio per 35 anni, sul campo, ma non mi sono mai occupato della politica sportiva, non ho mai fatto parte di un Sistema. Ho sempre pensato che l’essere conta più dell’apparire. Che produrre conta più che promettere. Il progetto che avevo messo sul tavolo stava andando bene”. Comincia così l’intervista di Giampiero Ventura rilasciata ai microfoni del vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Andrea Di Caro.

“Avevo ereditato l’Italia più anziana degli ultimi 50 anni e la stavo svecchiando con l’inserimento massiccio di giovani: ho fatto esordire 14 giocatori nuovi – prosegue l’ex CT della nazionale -. Se ci fossimo qualificati questi giovani sarebbero stati inseriti nella lista per il Mondiale dove continuo a credere che l’Italia avrebbe fatto bene. Russia 2018 doveva essere il trampolino di lancio per essere poi tra i favoriti all’Europeo 2020. Tutto aveva un senso e ha funzionato fino alla gara con la Spagna. Siamo arrivati a quella partita reduci da 7 vittorie e 2 pareggi e dell’appoggio dei tifosi. Dopo quella gara è partita invece una demolizione senza precedenti, un delitto premeditato mai visto”.

Molto probabilmente Giampiero Ventura, nel girone di qualificazione per i Mondiali di Russia, ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Dal centrocampo a 2 contro la Spagna del “Tiki-Taka” alla formazione della partita della vita contro la Svezia. Da  Insigne in panchina a De Rossi mandato a scaldare che gli urla “che c***o entro a fare. Dobbiamo vincere mica pareggiare!”. Tutti ricordano quelle immagini.

Ai più maligni, il buon Giampiero ha risposto di “aver fatto delle valutazioni in base all’atteggiamento tattico della Svezia. Ma stia pur certo che se avesse giocato Insigne, il problema sarebbe diventato El Shaarawy o qualcun altro. Daniele non sarebbe entrato, non avevo dato alcuna disposizione in proposito. Però è servito anche questo per scaricarmi addosso di tutto”. E infine la questione Balotelli. “Avrebbe fatto parte dell’Italia che avevo in testa per i Mondiali…”, prosegue Ventura che infine rivela: “Sarebbe stato convocato per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra”. Parole sentite o lacrime di coccodrillo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Fatto sta che Ventura la pensione non vuole nemmeno sentirla nominare: “Non sono depresso, sono incazzato nero. Sono carico come una molla e non vedo l’ora di riavere per le mani una squadra per fare calcio… Ho ascoltato tante falsità, retroscena inventati, mi sono stufato di fare il pungiball di tutta Italia”. E ancora: “Ho 35 anni di calcio a parlare per me, in tre mesi sono passato da “maestro di calcio” a “Ventura mangia i bambini”. Nel calcio si vede di tutto, ma così è troppo”.

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