L’aumento delle temperature agisce sulla dimensione corporea degli invertebrati ed entro pochi anni ne muterà la specie

Uccelli e piccoli mammiferi dovranno investire sempre maggiori energie per ottenere la stessa quantità di cibo

Una ricerca scientifica internazionale, alla quale hanno preso parte l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr e l’Università di Torino, ha dimostrato che le dimensioni corporee degli animali invertebrati stanno gradualmente, ma ineluttabilmente cambiando a causa del clima e dell’urbanizzazione selvaggia. La rilevazione corredata da una miriade di dati è stata pubblicata sulla rivista Nature con un corredo di suggerimenti per urbanisti e pianificatori riguardo alla necessità di realizzare aree verdi urbane, al fine di mitigare l’effetto del riscaldamento globale sulla fauna dell’intero Stivale.

La proiezione temporale è spostata in avanti di qualche anno ma è ormai certo che insetti, ragni e crostacei cambieranno le attuali dimensioni, a seconda che si trovino in città o in aree naturali: una mutazione che a catena si rifletterà sulle specie di cui insetti, ragni e crostacei si nutrono.

Potrebbe sembrare un racconto preso dalla trasposizione onirica kafkiana, ma è nè più nè meno realtà in itinere. La ricerca sugli ecosistemi, condotta in Belgio, ha preso in esame dieci gruppi di invertebrati provenienti da habitat terrestri e acquatici con temperature diverse a seconda del livello di urbanizzazione: più calde in città, temperature intermedie in ambiente agricolo, meno elevate negli spazi naturali. I risultati hanno così evidenziato che, in generale, le comunità animali sono costituite da specie sempre più piccole con l’aumentare della condizione termica.

“Una temperatura ambientale più elevata, come quella che si trova in città – ha spiegato Elena Piano dell’Università di Torino – aumenta i tassi metabolici e le specie più piccole si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo il grado di calore corporeo adatto alle loro attività: questo è vero soprattutto per gli animali invertebrati, la cui dimensione corporea è quindi legata all’intero ecosistema”.

La diminuzione delle diverse dimensioni registrate dai ricercatori vanno dal 15% dei crostacei ostracodi al 20% dei coleotteri e dei ragni erranti, fino al 45% dei crostacei cladoceri, che costituiscono un elemento importante del plancton d’acqua dolce.

“Gli ambienti urbani sono però caratterizzati, oltre che da temperature maggiori rispetto alle aree naturali limitrofe, anche da un’elevata frammentazione degli habitat disponibili, con piccole zone naturali separate da vaste aree completamente antropizzate – ha sottolineato Diego Fontaneto, ricercatore Cnr-Ise -. Abbiamo scoperto che questo elemento aumenta, all’opposto, la frequenza delle specie di dimensioni maggiori. In città abbiamo per esempio trovato specie in media del 10% più grandi nelle farfalle diurne e del 20%nelle falene notturne, nelle cavallette e nei grilli. Per questi gruppi, in ambiente urbano, a causa della frammentazione degli ambienti idonei, sopravvivono quindi le specie di dimensioni maggiori nonostante l’aumento di temperatura”.

Anche gli animali a sangue caldo (mammiferi e uccelli), potenzialmente non influenzati da temperature di pochi gradi superiori alla norma, subiranno indirettamente gli effetti che il riscaldamento provoca sull’ambiente e sull’ecosistema, a causa della perdita di prede. Gli animali insettivori, come uccelli e piccoli mammiferi dovranno, infatti, investire sempre maggiori energie per ottenere la stessa quantità di cibo, catturando un numero crescente di prede di piccole dimensioni. Un fenomeno che a cascata potrebbe riflettere ulteriori cambiamenti endogeni ed esogeni.

In questo quadro d’insieme una maggiore attenzione al verde nelle città potrebbe portare indubbi benefici. Nella pianificazione delle aree urbane spesso si parla di nature-based solutions ovvero quelle risposte ispirate e supportate dalla natura per far fronte alle sfide più urgenti che i contesti abitati si trovano a dover sostenere con urgenza. Il denominatore comune delle soluzioni basate sulla natura è che siano convenienti in più ambiti, capaci di fornire vantaggi all’ambiente, alla società, all’economia, contribuendo ad aumentare la resilienza. I parchi, l’implementazione di colture arboree, vegetazioni verticali inserite nel costruito potrebbero a tal fine fornire opportunità per migliorare la qualità della vita quotidiana e, perché no, fronteggiare in diversa misura i cambiamenti ai quali, invertebrati e volatili, si trovano oggi sottoposti.

 

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