Ludopatia: da un Tar arriva il sì alla riduzione dell’orario di apertura di sale giochi e slot

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Il Tar della Sardegna ha dato ragione al Comune di Sassari che, per contrastarla, ha limitato gli orari di ingresso in alcuni esercizi.

La sentenza è stata motivata dal fatto che “la libertà di iniziativa economica trova limite nel divieto di arrecare pregiudizio all’utilità sociale ovvero alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umane”. Così il Tar (tribunale amministrativo regionale) della Sardegna ha respinto il ricorso presentato da cinque aziende che si occupavano della gestione di sale giochi e slot machine contro il comune di Sassari che, con un provvedimento del sindaco, aveva ridotto drasticamente da 18 a 8 ore l’orario di apertura di alcuni esercizi.

Tutto ha inizio da quando il Comune di Sassari ha avviato il “programma finalizzato al contrasto del gioco d’azzardo e dei suoi risvolti patologici”, adottando prima una mozione del Consiglio comunale, poi una deliberazione dello stesso Consiglio, ed infine quella della Giunta, tutti provvedimenti accomunati dal voler dettare gli indirizzi dell’attività di contrasto alla ludopatia. Da qui l’ordinanza con cui il Sindaco di Sassari, in attuazione di tale programma,ha ridotto gli orari: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 21.00 di tutti giorni, festivi compresi.

Nel provvedimento del primo cittadino sono state previste sanzioni a carico dei trasgressori, in prima battuta pecuniarie e in caso di recidiva contemplanti la sospensione dell’attività sino a sette giorni. Per sostenere il provvedimento l’amministrazione comunale ha richiamato la relazione del Servizio Dipendenze della Asl di Sassari (ora incorporata dall’Azienda Territoriale per la Salute) in cui si illustra il grado di diffusione del gioco d’azzardo patologico nel territorio di Sassari, “indicando in 41 i pazienti residenti a Sassari che si sono rivolti al Servizio per tali problemi nel primo semestre del 2016 e ipotizzando alcune misure opportune per contrastare il fenomeno, tra cui la riduzione degli orari di utilizzo consentito dei videoterminali”.

E’ utile ricordare che sono 12mila, gli italiani attualmente in cura per contrastare quella subdola e pericolosa dipendenza chiamata ludopatia. E che mentre i ricavi riempiono le tasche di privati, i costi per curare i ludopatici sono interamente sulle spalle del Sistema sanitario nazionale, costi a cui vanno sommati i piccoli e grandi drammi che questa forma di dipendenza fa vivere a tante famiglie

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