Perché in Italia la terapia del dolore è così in affanno?

terapia del dolore

La Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale) ha elencato tutte le carenze che ostacolano la messa in pratica della legge 38/2010.

Le legge che la regola c’è (la 38/2010 di 8 anni fa), è stata formalmente recepita da tutte le Regioni ma non viene adeguatamente applicata. Per Pierluigi Bartoletti, vicesegretario della Fimmg, “è ora di passare dalle parole ai fatti. La possibilità, da parte dei cittadini, di fruire delle prestazioni previste rispecchia il livello organizzativo delle singole Regioni, ovvero maggiore al Centro Nord, minore al Centro Sud”. La denuncia è stata esposta in Commissione Affari Sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione della legge in materia di accesso alle cure palliative e terapia del dolore.

Parole dure ma veritiere, quando si riscontra che i “malati che hanno necessità di una terapia del dolore, come quelli oncologici, con neuropatie o forti artrosi, arrivano a centri specialistici dopo anni di trattamento non efficaci, in media 3 o 4”. Le cause di ciò vano anche ricercate nella debolezza del “collegamento tra il sistema sanitario ospedaliero e quello territoriale”,  oltre che nella “carenza di medici specializzati e di formazione universitaria”.

Un altro dato che fa riflettere, messo in luce da Valentina De Tommasi, psicoterapeuta del Centro Regionale Veneto delle Cure palliative pediatriche, è che “in Italia solo il 30% degli psicologi che lavorano in questo settore è strutturato, gli altri sono borsisti, precari con contratti a progetto. Questo numero esiguo fa capire la poca importanza data a questa figura che, invece, ha l’importante compito di aiutare il paziente ad elaborare la difficoltà di dover convivere con una malattia non guaribile”. Una figura fondamentale quindi, che sarebbe il caso di supportare.

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