La rinascita dei pandori Melegatti passa attraverso un boom di vendite

pandori

La celebre azienda veronese, recentemente salvata dopo il fallimento, è riuscita a portare 500mila pandori sugli scaffali.

Sono riusciti a sfornare 500mila pandori, i “terzisti” di altri stabilimenti incaricati dalla Melegatti, nota casa produttrice dei deliziosi dolci natalizi. E per come stava andando avanti la vicenda si può tirare un sospiro di sollievo, perché poteva finire veramente molto male, dal momento che la Melegatti è stata salvata per la terza volta in due anni all’asta dopo il fallimento.

Ci tenevano in molti a tenere in vita l’azienda, a cominciare dai due lavoratori che per settimane hanno tenuto vivo il lievito madre vecchio di 124 anni con cui vengono prodotti i pandori. Il fatto poi che la ditta di San Giovanni Lupatoto possa fregiarsi del brevetto (datato 1894) del dolce a forma di stella la dice lunga sulla voglia di tutelare un pezzo da novanta del Made in Italy, una risorsa tanto immateriale quanto importante e da proteggere a tutti i costi.

“Abbiamo sfornato 500mila pezzi, è stata una corsa contro il tempo, ma volevamo comunque essere presenti per questo Natale” ha Gianluca Cazzulo, ad area commerciale di Melegatti.

Così il pandoro Melegatti, in questa disperata lotta, non solo si è salvato ma è riuscito a comparire sulle tavole di molti italiani. Sono arrivati principalmente da tutto il Veneto in questi giorni nello spaccio aziendale per comprare quello che per molti è il pandoro per eccellenza, ma tanti sono accorsi anche nel temporary shop aperto nel centro di Verona, proprio di fronte all’Arena.

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