Verifica fiscale: insidie e opportunità

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Principale modulo ispettivo adottato dalla Guardia di Finanza in materia fiscale, le verifiche tributarie all’interno dei locali commerciali o di quelli aziendali sono attività di controllo introdotte allo scopo di contrastare evasione e illegalità.

Misure che rischiano spesso di concludersi con avvisi di accertamento che possono anche avere un rilievo penale.

Conoscere i propri doveri per sapersi tutelare

Da qui la necessità che il contribuente sia a conoscenza delle strategie difensive e dei comportamenti più idonei per fronteggiare questa “minaccia“, nonché dei diritti e delle garanzie di cui può avvalersi nel corso della fase investigativa. Una conoscenza falsata della materia potrebbe, infatti, compromettere il buon esito delle verifiche fiscali e condizionare in maniera negativa le decisioni conclusive della Commissione Tributaria. Trattandosi di un momento piuttosto delicato del rapporto già di per sé complesso fra Fisco e contribuente, il controllo eseguito dalla Guardia di Finanza non può prescindere, difatti, da alcuni diritti inalienabili del contribuente, come l’inviolabilità del domicilio e il segreto professionale.

I diritti del contribuente

Ricordiamo che la possibilità di ricorrere alla richiesta di informazioni dirette al soggetto sottoposto a controllo fiscale e la previsione di un intervento diretto presso l’abitazione o presso gli uffici del contribuente sono misure introdotte dallo Stato allo scopo di agevolare l’adempimento spontaneo del soggetto verificato e permettere il contraddittorio (diritto di difesa). Il contraddittorio endoprocedimentale in ambito tributario prevede, infatti, la partecipazione del contribuente all’attività di accertamento e si traduce nel diritto del destinatario del provvedimento di poter addurre le proprie ragioni. Una garanzia che comporta, da un lato, “il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti sia adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio”, dall’altro, “l’obbligo per l’amministrazione di motivare le proprie decisioni” (diritto a una buona amministrazione, art. 41 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea).

Vediamo dunque un po’ più nel dettaglio come si esplicano le verifiche tributarie, di quali strumenti si avvalgono e quali fasi la compongono.

Verifica tributaria: fase dell’accesso

Atto endoprocedimentale collocabile nella fase istruttoria del procedimento di accertamento, quale sostegno allo svolgimento sia di attività di ricerca sia di accesso questa fase rappresenta l’inizio dell’attività di verifica e consiste, appunto, nel potere di entrare nei luoghi indicati dalla norma, previa autorizzazione rilasciata dal capo dell’Ufficio oppure, nei casi previsti dalla legge, anche dal Procuratore della Repubblica. Vissuto spesso dal contribuente come una limitazione della propria libertà di domicilio, è in realtà una vera e propria “irruzione” compiuta dalla Guardia di Finanza. Durante la fase dell’acceso, il contribuente deve essere informato degli obblighi che incombono nei suoi confronti, come quello di esibire libri, registri e documenti. Nel caso in cui il contribuente si rifiuti di mostrare le scritture contabili, sappia che queste non potranno essere prese in considerazione in un momento successivo, vale a dire in sede amministrativa o contenziosa. Se l’accesso dei finanzieri dovesse avvenire in locali adibiti anche ad abitazione privata, sarà necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

Verifica tributaria: fase della ricerca

Successiva alla fase di accesso, la fase di ricerca si esplica in atti finalizzati a recuperare scritture contabili o altri documenti, vale a dire di tutto il materiale che può rivelarsi utile per la arginare l’evasione fiscale o altre violazioni di legge commesse dal contribuente. Stante la lettura, prima di procedere alle ricerche i verificatori sono sempre tenuti a informare il contribuente del suo diritto a rifiutarsi di aprire cassetti, borse, casseforti e simili, come pure di avvalersi del segreto professionale se non intende rispondere ad alcune richieste (dell’art. 52, commi 3 e 6, del D.P.R 633/72). Sono da ritenersi illegittime le aperture eseguite contro la volontà del contribuente senza che ci sia stata un’autorizzazione espressa del Procuratore della Repubblica: se non si desidera che alcuni documenti siano presi in visione dagli agenti della Guardia di Finanza, è dunque buona norma riporli all’interno di un contenitore che non sia immediatamente disponibile (come può essere invece uno scaffale di una scrivania).

La verifica tributaria: fase documentale

All’attività di reperimento della documentazione segue una fase più strettamente tecnica che è quella documentale, meglio qualificabile in termini di ispezioni, verificazioni e altre rilevazioni. L’ispezione consta dell’esame delle scritture e altri documenti acquisiti allo scopo verificare la correttezza dell’imponibile dichiarato e della conseguente imposta versata su di esso. Le verificazioni sono invece tese a riscontrare quella che è la fedeltà dei documenti, vale a dire a ricostruire la gestione aziendale confrontando gli elementi extracontabili.

La fase conclusiva: il Processo Verbale di Contestazione

Le operazioni di verifica tributaria si concludono con il Processo Verbale di Constatazione (PVC), atto che riassume tutti i dati e gli elementi che sono stati esaminati e messi a confronto con la verifica fiscale, nonché le osservazioni rese dal contribuente. Con funzione di formalizzazione dell’esito del controllo fiscale, consegnato dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di finanza al contribuente e da questi sottoscritto, il PVC riporta le eventuali violazioni riscontrate e gli addebiti che ne scaturiscono. Il contribuente che riceve il PVC ha la possibilità di presentare entro il termine di 60 giorni richieste e/o osservazioni di vario genere, le quali saranno poi oggetto di valutazione da parte degli uffici competenti.

Qualora il contribuente decida di presentare le osservazioni, l’orientamento prevalente è quello che prevede che l’impositore debba comunque farne riferimento nell’avviso di accertamento successivamente emesso, anche solo per sottolineare i motivi per i quali ha deciso di non tenere conto delle ragioni del contribuente ai fini della sua decisione (articolo 12, comma 7, Legge 212/2000). Avviso di accertamento che, a differenza del PVC, è impugnabile, entro il termine fissato all’interno nell’avviso stesso ( di solito 60 giorni).

Dissipando ogni incertezza in proposito, il Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali ha recentemente sancito la necessità che il PVC riporti le firme del verificatore e del verificato. Nel caso in cui il contribuente si rifiuti di apporre la sua firma (che non è di fatto obbligatoria), ne deriva che i verificatori siano tenuti a darne notifica espressa, pena nullità dell’atto (art. 14 Legge 890/82).

Una questione complessa e facilmente ingannevole, quella della verifica fiscale dell’Agenzia delle Entrate, un momento cruciale che i contribuenti dovrebbero affrontare con il sostegno di professionisti seri e preparati in grado di alleggerirne il peso e trasformarlo in un’occasione di confronto e partecipazione.

Fonti

Studiointernazionale.org – Commercialista Roma

Altalex.com

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