Nel Governo scoppia una polemica interna sui vaccini

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Alla dichiarazione di Salvini “non voglio bambini di serie B” ha replicato il sottosegretario alla Salute Bartolazzi che ha detto “io non parlo di ponti, lui non lo faccia con i vaccini”.

Ennesima querelle sul tema vaccini, questa volta innescata dal leader della Lega Matteo Salvini che ha risposto a Pomezia ad una domanda specifica dei giornalisti. “Non voglio bambini di serie B” ha detto, aggiungendo di essere sicuro che “ci si può organizzare, ma non voglio bambini fuori dalla porta o all’ultimo banco”. Le parole del ministro dell’Interno, che si aggiungono alla richiesta da lui stesso formulata al ministro della Salute Giulia Grillo di predisporre un decreto legge per consentire ai bambini non vaccinati di rimanere a scuola, hanno generato a stretto giro la risposta del sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi (M5S).

“Io non parlo di ponti, Salvini non parli di vaccini”, ha detto Bartolazzi, aggiungendo che i No-Vax “sono un po’ come i testimoni di Geova, che non fanno le trasfusioni di sangue per credo. Ci sono no-vax che non si vaccineranno mai, ma bisogna contarli e vedere se epidemiologicamente pesano o meno”. I dati scientifici, ha detto Bartolazzi, “sono quelli che contano. La necessità di avere delle coperture vaccinali la decidono i dati epidemiologici, proprio perché in ambito sanitario contano i dati scientifici”. Precedentemente Bartolazzi aveva già preso le distanze dalla richiesta di Salvini dicendo che “il ministro della Salute non è propenso a fare estensioni inutili dell’autocertificazione per le vaccinazioni scolastiche. Dunque il 10 marzo resta la legge in vigore e le famiglie dovranno presentare entro quella data le certificazioni di avvenuta vaccinazione dei figli per la frequenza di nidi e materne”.

“Tutelare i pazienti immunodepressi permettendo loro di poter frequentare comunità scolastiche dove compagni, più fortunati perché sani, sono scevri, attraverso le vaccinazioni, dal rischio di trasmettere infezioni ad alta patogenicità quali il morbillo, è scelta largamente improntata alla difesa dei più deboli e in linea con la grande tradizione civile e sanitaria che caratterizza il nostro Paese”. Queste sono le parole del neo presidente del Css (Consiglio superiore di sanità) Franco Locatelli. “Storicamente – afferma – le vaccinazioni hanno contribuito a debellare definitivamente malattie altrimenti fatali, come vaiolo e difterite, o fortemente invalidanti, su tutti valga l’esempio della poliomielite”.

 

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