Il Premio Guido Carli compie dieci anni

dieci anni

Il racconto della nipote Romana Liuzzo a pochi giorni dall’incontro con il Presidente Sergio Mattarella.

Succede sempre, da dieci anni a questa parte. Più o meno in questo periodo, sul finire dell’inverno. Mi ritrovo nel mio studio, seduta in poltrona, alla scrivania di fronte invece siede lui. Mio nonno, Guido Carli. Sembra di vederlo, sembra di sentire la sua voce. Si parla del più e del meno, con i toni affettuosi di sempre. Poi veniamo al dunque: a chi conferire quest’anno il riconoscimento che porta il suo nome.

Chi premierebbe l’ex ministro del Tesoro, l’ex governatore di Bankitalia, lui che è stato uno dei padri dell’euro e che ha guidato per anni gli industriali di questo Paese. E’ la domanda che mi arrovella ogni anno e che in questo 2019 mi ha incalzato ancora di più. Non solo perché il premio che verrà conferito il 10 maggio nell’aula del Senato segnerà il primo decennale della celebrazione, organizzata dalla Fondazione che porta quel nome. Ma ancor più perché ad essere premiati – per unanime valutazione della splendida giuria che mi onora di affiancarmi – saranno stavolta uomini e donne che hanno dato lustro al nostro Paese nel mondo. Non solo eccellenze italiane, ma quelle che brillano all’estero.

E non dei semplici premi, ma degli Oscar coniati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Il cammino che porta al decennale del 10 maggio però è ancora lungo. E allora eccomi qui, travolta come sempre. Ma con un’emozione, una passione che se possibile crescono col trascorrere degli anni. La presidenza della Fondazione assorbe tante energie, ma è una missione che mi sono intestata testardamente di portare avanti. La memoria di mio nonno da onorare, il suo testamento culturale da riproporre. Forse è roba d’altri tempi, chissà. Io sento il dovere di farlo. Allora diventano sopportabili le notti trascorse a rispondere personalmente a tutte le mail, a pianificare i mille appuntamenti, le tazze di caffè una via l’altra, gli occhi stanchi che scorrono i profili dei potenziali premiandi, gli interventi come questo da scrivere per i più autorevoli periodici, quotidiani, magazine. Trovare per ciascuno un ricordo, una piccola perla che faccia rivivere nella memoria la statura e lo spessore di Guido Carli. Perché questa in fondo è la finalità di cui si è fatta carico la Fondazione che porta il suo nome e che quasi due anni fa abbiamo deciso di istituire. Con progetti che ora si fanno ambiziosi, lo ammetto. Anche grazie alla collaborazione dell’Università Luiss Guido Carli. Un ciclo di sei lectio magistralis curate da altrettante personalità illustri su temi che nulla abbiano a che fare con la loro funzione e il loro ruolo riconosciuto. E ancora, tra le altre iniziative, il supporto alle iniziative del Secondo Cuore Onlus in favore delle donne vittime di violenza.

Era un’associazione, anche molto “artigianale”, quella che ha organizzato la prima edizione del Premio nel 2010. Poi dal luglio 2017 la scommessa della Fondazione che mi ritrovo a presiedere, affiancata da Gianni Letta presidente onorario. Con noi, a comporre la giuria, anche quest’anno una squadra di altissimo prestigio. Urbano Cairo presidente della Cairo Editore, Vincenzo Boccia presidente di Confindustria, Fedele Confalonieri presidente Mediaset, Claudio Descalzi ad Eni, Francescco Starace ad Enel, Giovanni Malagò presidente Coni. Loro tra gli altri.

Ma tutto è diverso, tutto è eccezionale in questo decennale. Anche il cammino che porterà alla cerimonia del 10 maggio, in cui a fare gli onori di casa sarà la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Il 28 marzo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella concederà l’onore di ricevere in forma privata me e parte della giuria del Premio, in una data speciale per la mia famiglia. E’ il giorno della nascita di mio nonno. “La Repubblica deve molto alla sua intelligenza, alla sua opera, al suo rigore morale. Sin dagli albori della nostra storia democratica Carli svolse incarichi di rilievo adoperandosi per favorire la ricostruzione e lo sviluppo in un Paese stremato dalla guerra, isolato nelle sue relazioni internazionali, impoverito, divennedo una delle figure di spicco del miracolo economico italiano”, aveva già sottolineato il capo dello Stato nel 2018.

Grande tessitore, fine diplomatico prima ancora che economista e statista, l’allora ministro che firmò nel 1992 il Trattato di Maastricht aprendo ufficialmente la fase storica della moneta unica. E la nuova pagina di un’Europa che però, come spesso ripeto, Guido Carli aveva immaginato diversa. Forse più vicina ai cittadini, di certo meno rigorista, più votata alla crescita e meno asfissiata dalle burocrazie.

Un’Europa che oggi è da ripensare. E che sotto la luce dei padri fondatori forse dobbiamo contribuire a costruire partendo da nuove fondamenta. Perché nulla vada perduto del sacrificio e dell’impegno di chi ci ha preceduto e illumina ancora il nostro cammino.

Romana Liuzzo – Presidente della Fondazione Guido Carli

 

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