Calcio: l’arrivederci (camuffato da addio) di De Rossi alla Roma

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La dirigenza della Roma ha deciso di non rinnovare il contratto a “Capitan Futuro”, che in conferenza stampa ha parlato a ruota libera.

Mai banale e sempre esplicito in ciò che dice, Daniele De Rossi. Così ci ha abituati e nello stesso modo ci lascia (per il momento) dopo 18 lunghi anni trascorsi alla Roma. Lui, romano e romanista, ci ha tenuto a dire cosa aveva dentro nel corso di una conferenza stampa indetta dopo che la società giallorossa aveva diramato poche ore prima a mezzo comunicato la notizia che il contratto di “Capitan Futuro”, classe 1983, non sarebbe stato rinnovato.

Nella sala Champions di Trigoria, gremita dai compagni di squadra vestiti con la casacca di De Rossi (stavolta con il simbolo dell’infinito al posto del tradizionale numero 16), al fianco del CEO della As Roma Guido Fienga, De Rossi ha rilasciato le dichiarazioni qui sotto riportate.

Alla domanda se cambierebbe qualcosa nella sua carriera, De Rossi ha risposto:
Farei delle scelte diverse riguardo ad alcuni episodi di campo, magari spiacevoli, ma per quel che riguarda la mia decisione di rimanere fedele a questa squadra non cambierei una virgola. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa in bacheca. Sicuramente in questi anni qualche errore è stato commesso ma sarebbe stato impossibile non farne.

I tifosi non ti scambierebbero con nessun trofeo. Cosa vuol dire per te?
E’ un dato di fatto, l’hanno dimostrato negli anni di tenere veramente a me. Io ho fatto la stessa scelta, ci sono stati 3 o 4 anni in cui ho avuto l’opportunità di andare in squadre che avrebbero potuto vincere più della Roma. Ci siamo scelti a vicenda, oggi sarebbe un dramma se io o loro dicessimo il contrario. E’ un dato di fatto: c’è un grande amore che penso continuerà sotto forme diverse, non escludo che nei prossimi anni mi troveranno in qualche settore ospiti con birra e panino a tifare i miei amici”

Hai donato una carriera alla Roma. Che cosa hai pensato ieri? 
Mi è stato comunicato ieri, ma ho 36 anni e non sono scemo. Ho vissuto nel mondo del calcio: se nessuno ti chiama per un anno o per 10 mesi nemmeno per ipotizzare il contratto la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco perché non c’era niente da dire e non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra e tutti quanti.

Il tuo futuro da calciatore dove sarà? 
Io ringrazio Guido per l’offerta (quella di entrare nello staff dirigenziale, ndr) e per come mi ha trattato in questi mesi. Voglio ringraziare anche Massara. C’è grande stima reciproca e la sensazione era che potevamo andare avanti da calciatore. Si decidono globalmente, la società è divisa in più parti. Vanno accettate perché io da Roma non posso uscire diversamente da così. Non ho cercato altre squadre, fino a Genova ero convinto della Champions e non volevo distrarre qualcuno. Mi sono arrivati 500 messaggi, non ho visto se ci sono offerte (ride, ndr). Mi sento ancora calciatore ed ho voglia di continuare, mi farei un torto se smettessi ora.

Non sarebbe stato più giusto che fossi tu a decidere quando e come smettere? 
Un po’ come è successo a Del Piero… Ho sempre detto anche a Totti, la penso uguale anche per Del Piero. Non sono d’accordo su questo, c’è una società apposta che decide se puoi o non puoi giocare. Possiamo discutere 10 ore su quanto sarei potuto essere importante per la squadra, che non li guardo perché altrimenti scoppio, ma qualcuno un punto deve metterlo. Ci siamo parlati poco quest’anno, un po’ mi è dispiaciuto, le distanze a volte creano questo e spero che migliori perché sono un tifoso della Roma. Non posso dire diversamente.

Dopo una stagione così amara ed un risveglio come oggi. Te la senti di lanciare un’ancora? 
Io posso dare pochi consigli ai tifosi. Quello che posso consigliare e chiedere è di essere vicini ai giocatori. Sono persone per bene e meritano sostegno.

Il ruolo dirigenziale che ti è stato proposto fa rivedere i tuoi piani di fare l’allenatore?
Io ho sempre detto che potrebbe piacermi, potrebbe piacermi studiare per farlo. Il dirigente non mi attira particolarmente, ma qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco ed un giorno se cambierò idea lo raggiungerò. E’ vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma mi piacerebbe fare un lavoro che vorrei fare. E’ un percorso lungo e devo impararlo.

Il ‘romanismo’ nella Roma è un elemento necessario? 
Il romanismo è importante ed è in mani salde. Lorenzo e Alessandro (Pellegrini e Florenzi, ndr) possono continuare l’eredità, non devono scimmiottare me e Francesco. Cristante non è romanista, ma dà l’anima in campo. La Roma ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo. Bisogna fare una squadra ed è lo stato del nostro mercato. Ho detto Cristante ma ne avrei potuto dire tanti altri.

Ti aspettavi un addio così? 
Mi sono preparato mentalmente senza immaginare quando ci sarebbe stato. Sono entrato in quel cancello a 11 anni, la mia macchina viene da sola qui la mattina. Io voglio giocare, il distacco ci sta, un minimo di differenze di vedute ci sta. Non ho rancore nei confronti di nessuno, parlerò col presidente un giorno e con Franco Baldini, non ho problemi. Mi immaginavo zoppo con i cerotti e loro che mi chiedevano di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo e vado avanti. Io ad un giocatore come me l’avrei rinnovato il contratto, potevo dare a livello tecnico, quando ho giocato ho fatto bene, nello spogliatoio risolvo problemi. Se fossi un bravo dirigente mi sarei rinnovato, lo metti in preventivo però, non puoi farci nulla.

Come ti spieghi che adesso c’è una sorta di fuggi fuggi generale? Da Manolas a Dzeko… 
Un piccolo dispiacere che ho negli anni è che tante volte ho avuto la sensazione che la squadra diventasse molto forte, molto vicina a quelli che vincevano e poi un passo indietro. Sono leggi del mercato: alcuni possono permettersi una macchina ed altri macchine diverse. Non posso farne una colpa, non entro nei numeri, spero che la Roma con lo stadio possa diventare forte. Tanti giocatori sono andati via e dopo due mesi mi hanno chiamato chiedendomi di tornare. La gente si abitua ad altri posto, ma qui si sta bene, è una piazza calda per fare calcio e bisognerebbe fare un passo in più. Non stiamo togliendo i giocatori dalle macerie, sono forti e c’è futuro. Si dovrà sbagliare il meno possibile, ma ne parleremo più avanti, oggi parliamo di altro.

Quando ti sei accorto che non sarebbe arrivato il rinnovo? 
E’ una consapevolezza che pian piano è cresciuta durante l’anno. Non c’è stato un colloquio, ne ho parlato un paio di volte con Monchi e mi ha rassicurato. Forse lo scombussolamento societario non ha aiutato. Io la sensazione ce l’ho sempre avuta. L’ultima volta ho firmato due anni di contratto il giorno dopo che ha smesso Francesco. Io il 27 maggio ho alle 15 un aereo e vado in vacanza. Ho bisogno di passare un po’ di tempo senza pensare al calcio, anche se poi dovrò trovare una squadra. Devo parlarne a casa, con me stesso, col mio procuratore, troppa gente dovrò interpellare, vedremo.

Che partita cambieresti? 
Ogni anno se ne aggiunge una nuova. La partita che vorrei cambiare forse è Liverpool-Roma. I rimpianti li ha anche Messi, che non ha vinto il Mondiale. Ognuno vive di rimpianti, perché la vittoria è il fine ultimo di quello che facciamo. Io devo ringraziare Dio per la carriera ed avrei sognato di fare quella di mio padre, che è il mio idolo. Sono fortunato perché ho fatto il lavoro che mi piaceva in una squadra che amo tantissimo. Ringrazio anche gli avversari, tante emozioni le ho sentite lì: i derby, a Napoli, a Bergamo e così via. Il calcio è contrapposizione, un po’ di tifo ed ignoranza. Sono contento di aver avuto nemici.

La conferenza si è conclusa con un lungo applauso. De Rossi ha salutato uno ad uno i compagni di squadra con un lungo abbraccio, rimarcando il fatto che con la società non c’è nessun attrito, distacco o mancanza di stima, e prova ne è il fatto che la conferenza stampa è stata allestita a Trigoria.

Ora due partite e poi un futuro non chiaro: si parla di Giappone o Usa continuando a fare il calciatore, si ipotizza su quando inizierà il corso da allenatore a Coverciano, e poi c’è l’offerta del CEO Fienga da tenere in considerazione, anche se De Rossi, lo ha detto, non si vede proprio come dirigente.

Pochi mesi comunque e sapremo. Nel frattempo grazie Daniele, per le emozioni che hai saputo regalarci.

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