Bangladesh: un passo formale ma pieno di sostanza verso i diritti delle donne

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La Corte Suprema del Paese asiatico ha stabilito con una sentenza che le donne non sono più tenute a dichiarare se siano vergini nei moduli di registrazione del matrimonio.

Secondo quanto riferito dalla Bbc, l’alta corte ha ordinato che la parola “vergine” sarà sostituita con la dicitura “non sposata” nei moduli di registrazione del matrimonio. Le altre due opzioni, “vedova” e “divorziata”, rimarranno comunque invariate, eliminando così di fatto una sostanziale discriminazione.

Nello specifico della questione, la Corte Suprema del Bangladesh ha affermato che la parola di lingua bengali “kumari”, usata per descrivere le donne non sposate (ma può anche significare “vergine”), dovrà essere immediatamente cassata, non fornendo così di conseguenza elementi su caratteri eminentemente privati della vita personale di una novella sposa.

Gli avvocati dei gruppi per i diritti delle donne, coloro i quali hanno sollevato la questione ed hanno presentato il caso ben 5 anni fa (e da questo si evince l’importanza della svolta), hanno sostenuto con successo che i moduli per il matrimonio fossero umilianti e che violassero la privacy delle donne. Fatto sta che il tribunale ha detto che d’ora in poi dovrà essere usata la parola bengali “obibahita”, che significa inequivocabilmente “una donna non sposata”.

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