La Procura indaga su complotto ai danni del CNCCS e Irbm

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I Carabinieri al Cnr e alla Regione Lazio.

Il Cnr è di nuovo nella bufera per colpa del consigliere di amministrazione Vito Mocella, matricola 9298, assunto nel 2001, ricercatore dell’istituto di microelettronica e microsistemi di Napoli, e dal 2015 membro del cda del Cnr, il massimo organo scientifico nazionale.

La procura di Roma ha adesso aperto un’indagine per chiarire gli estremi di un complotto che sembra ordito ai danni del consorzio Nazionale dei Composti Chimici e Centro Screening (Cnccs) e della società Irbm Spa di Piero Di Lorenzo.

Il centro di ricerca biomolecolare Irbm di Pomezia è noto in tutto il mondo anche perché nei suoi laboratori è stato messo a punto il vaccino anti Ebola. Ci lavorano 200 ricercatori ed è stato rilevato nel 2009 dalla multinazionale farmaceutica Merck dalla famiglia Di Lorenzo. Oggi la procura di Roma sta svolgendo indagini su Mocella, ed altri soggetti del Cnr in merito ad alcune procedure adottate che hanno bloccato importanti progetti del Cnccs, nonché sulla dirigente della Regione Lazio, Renata Sangiorgi, per la gestione anomala di un bando in danno del Cnccs stesso. I carabinieri si sono presentati negli uffici della Regione e in quelli del Cnr per sequestrare i dossier a supporto dell’inchiesta.

Sembra che sia stata posta in essere una cospirazione tesa a bloccare l’operatività del consorzio e Irbm nel momento in cui circolava negli ambienti scientifici la notizia di importantissimi successi nel campo dell’epatite B e della malaria. La procura indaga su un’azione associativa che ha coinvolto strumentalmente, inutilmente e proditoriamente, l’Anac, l’Antimafia e l’Avvocatura dello Stato al solo fine di procrastinare sine die la partenza dei progetti. Ma Mocella non è nei guai solo per questo. Anche lo stesso Cnr gli sta col fiato sul collo. Per quattro anni ha percepito un doppio stipendio, nonostante una legge del 2011 lo vietasse, adesso deve restituire 36.167 euro. Il suo caso era venuto a galla in giugno quando Il Giornale scoprì che Mocella accusava la Regione Lazio di aver ridotto il Cnr a notaio della Regione, facendo arrivare 60 milioni senza gara ai privati. Invece quei milioni erano solo 6 e la procedura era assolutamente legittima in quanto la Regione poteva gestirla attraverso un protocollo d’intesa con il Cnr, come prescritto dalla legge.

Appena eletto nel cda del Cnr nel 2015 Mocella venne promosso a primo ricercatore, con decorrenza economica e giuridica dal 2010 (cinque anni di arretrati). In giugno 2019 partecipò a un concorso per titoli (senza però superarlo), per dirigere una struttura: eppure, nel 2016, da consigliere di amministrazione aveva scritto i criteri generali per i concorsi da dirigente, in evidente conflitto di interessi. Nella campagna elettorale per essere rieletto consigliere (si voterà il 29 ottobre) ha più volte sbandierato l’attacco subito dal Giornale e l’intenzione di querelare: «con il denaro che il tribunale vorrà liquidare per i danni farò delle borse di studio». Adesso avrà bisogno di fare una colletta.

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