L’equilibrio ‘precario’ di Farinetti: scioperano i dipendenti di Eataly Firenze

Eataly
Foto Ansa
Eataly torna sulla cresta dell’onda. Quella della polemica, ovviamente. E il suo fondatore, Oscar Farinetti, uomo di sinistra (non certo quando si tratta di relazioni con i sindacati) e renziano d’acciaio, è di nuovo sul banco degli imputati.  “La grandissima parte dei giovani assunti da Eataly è contenta di lavorarci, si trova bene e si impegna molto nei propri compiti. Certo, su 4000 qualcuno che non si è trovato bene esiste, è fisiologico”. Così scriveva, in una lettera indirizzata a L’ultima Ribattuta, il patron della famosa catena alimentare. Peccato che lo sciopero di due giorni indetto dai dipendenti di Eataly Firenze, non sembra dargli ragione. Per niente.
La sede aperta del capoluogo toscano era stata inaugurata, in pompa magna, appena 8 mesi fa. Persino l’amico di sempre e allora sindaco Matteo Renzi, non si era perso il taglio del nastro del nuovissimo “tempio” del cibo. Sorrisi, brindisi, strette di mano e fotografi. Una gran festa, insomma.  Ma, come spesso accade, tutti i nodi vengono al pettine. Prima o poi.
Contratti non rinnovati, condizioni di lavoro discutibili, nessun dialogo tra azienda e dipendenti. Ed ecco la prima protesta dei lavoratori di Eataly, i primi striscioni all’ingresso della sede di Firenze.
“Siamo partiti 120 dipendenti – spiega il sindacato Cobas in una nota – A meno di un anno dall’apertura, oggi se ne conta la metà; e su questo drastico taglio a noi lavoratori non è stata data nessuna spiegazione. Né sui motivi per cui si debba venire a sapere dei turni settimanali con sole 24 ore di preavviso”. La protesta, scrive ancora il sindacato, è stata organizzata contro “il mancato rinnovo dei contratti di somministrazione in scadenza; la mancata stabilizzazione dei contratti a tempo determinato; le condizioni di lavoro; la totale arbitrarietà dell’azienda nell’organizzazione del lavoro; il rifiuto da parte dell’azienda ad un qualsiasi confronto con i lavoratori”. Una bella grana per il sempre sorridente e ottimista Farinetti.
E, come già accaduto per la sede di Roma, arrivano le prime lettere degli ex dipendenti. “Solo nell’ultimo mese- sottolineano i lavoratori- accanto al nome di oltre 13 dipendenti è stato scritto ‘out’: 13 persone sono state lasciate, senza troppi fronzoli, senza lavoro” perché “siamo solo soldi, numeri, voci di spesa”. “Non ho mai parlato con un dirigente – racconta all’agenzia ‘Dire’ un ex dipendente a cui non è stato rinnovato il contratto -.Dodici giorni prima della fine del mio contratto, dopo tre assunzioni, mi è stato comunicato che la mia posizione non sarebbe stato riconfermata”.
E, come se non bastasse, le agitazioni dei dipendenti di Eataly Firenze arrivano proprio a pochi giorni dall’annuncio, sempre in pompa magna, di una nuova apertura a Londra. Forse, un pizzico di delicatezza in più, non sarebbe guastato.
“Riteniamo che non sia giusto offrire un posto di lavoro a chi, secondo noi, non ha voglia di lavorare, quando esistono un sacco di giovani disoccupati che di voglia di lavorare ne hanno tanta.” Scriveva sempre Farinetti nella lettera. Che i dipendenti di Eataly Firenze fossero tutti svogliati? Difficile da credere. Molto difficile.
Non c’è dubbio che, anche il buono e pio Farinetti, stia cominciando a dare il suo “contributo” per riempire quel triste “sacco di giovani disoccupati”.

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