“Il mio Riky dimenticato in obitorio”, l’appello di papà Magherini a Orlando.

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Il corpo di Riccardo Magherini è da sei mesi abbandonato in obitorio, dentro una cella frigorifera, in attesa che la Procura si decida a chiudere le indagini sulla sua morte.

Un trattamento vergognoso quello riservato alla salma del quarantenne fiorentino, deceduto la notte tra il 2 ed il 3 marzo scorso, durante un fermo dei carabinieri che lo stavano ammanettando (era particolarmente nervoso e agitato?) e tenuto con la faccia sull’asfalto. “Ancora non si dà per vinto il padre del tossico Magherini…perché di questo si tratta di un tossico che è morto a causa della sua tossicodipendenza…punto e chiuso!!!”, lo sfogo ignobile e sconcertante pubblicato (a giugno) sulla bacheca Facebook da uno dei carabinieri coinvolti in questa tragedia.

La decisione di non seppellire subito il corpo del “Maghero” è stata presa proprio da suo padre, Guido, perché voleva che l’autopsia fosse ripetuta più volte. Non si fidava del responso del tossicologo della Procura di Firenze che ha sempre parlato di “morte dovuta agli effetti della cocaina”, quando in realtà i medici legali erano di opinione diversa. “È morto per asfissia”. Ma la famiglia non si è rassegnata. Un decesso strano, attorno al quale è già calato un grande alone di mistero.

Dopo l’autopsia, ho violentato il mio sentimento di padre ed ho rifiutato la sepoltura immediata. Volevo aspettare per conoscere la verità, ma non pensavo ci volesse così tanto per chiudere le indagini a carico dei quattro carabinieri indagati per la morte di Riccardo”, le parole del papà Guido nella lettera indirizzata al Guardasigilli. “Così l’ho messo in una cella frigorifera. Non mi fidavo, perchè il pm, privatamente, scriveva che mio figlio era stato preso a calci (come testimonia il video n.d.r.) mentre si trovava steso per terra ammanettato, ma pubblicamente diramava comunicati, a dispetto delle numerose testimonianze, dove sosteneva che mio figlio non aveva subito violenze”.

Un appello disperato di un padre che cerca a tutti i costi la verità sulla morte del proprio figlio. “Sei mesi sono troppi, per chi ha perso una persona cara in questo modo e non può nemmeno piangerlo di fronte ad una lapide”, continua la lettera di Guido Magherini. “Colpevole di nulla, incensurato, con bambino piccolo a casa ad aspettarlo. Ora giace morto, sena alcun rispetto, in una cella frigorifera nell’imbarazzo di chi non sa come fare per dare la verità e giustizia alla sua vita prima, alla sua morte poi”.

Una storia incredibile, una serie di punti interrogativi che aumentano di giorno in giorno. Ma adesso basta, la verità, qualunque sia, deve uscire fuori. “Ministro faccia qualcosa lei, rivolga il suo sguardo quaggiù, verso di noi normali cittadini e ci dica qualcosa. Io francamente non so più cosa pensare. Ma si sa, noi non contiamo niente. Noi non siamo nessuno”.

 

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