De Paolini del Messaggero candida Scaroni alla Farnesina

Messaggero
Paolo Scaroni

Quanto durerà la tregua annunciata ieri da Kiev e Mosca?“, “E che cosa porterà a casa l’Europa che tanto si è spesa?“, “Solo 18 mesi fa sembrava che Europa e Russia fossero sul punto di dare il via a una grande alleanza. Come si è arrivati a questa disastrosa escalation?“.

A chi sono rivolte queste domande? A Matteo Renzi, a Federica Mogherini, a Lapo Pistelli? Macché, tutta gente che non conta niente, che rappresenta a stento sé stessa, non certo l’Italia. Allora forse alla Merkel, ad Hollande, a Cameron? Figurarsi: e che ne possono sapere anche loro, semplici comparse?

No, per Osvaldo De Paolini, valoroso vicedirettore del Messaggero, l’unico abilitato a rispondere a quesiti del genere può essere solo l’ex-amministratore delegato dell’ENI, il suo amico Paolo Scaroni. E per far rispondere a quesiti tanto delicati uno dei massimi esperti di politica estera mondiale, serve almeno una pagina. Non meno.

Ora Scaroni è vicepresidente della Banca Rothschild, ma siccome può apparire un po’ poco, De Paolini usa la definizione deputy chairman, che fa molto più figo e dà una dimensione – appunto – internazionale.
Naturalmente, Scaroni non fornisce manco mezza rivelazione, ma a De Paolini questo interessa poco.

L’importante, per lui, è incensare l’amico e metterlo su un piedistallo dal quale magari potrebbe spiccare il volo verso la Farnesina, che la Mogherini lascerà scoperta tra poche settimane. Persa la battaglia per fargli ottenere il quarto rinnovo all’ENI, prova a rilanciarlo verso vette ancora più elevate, non si sa mai…

Ora, va bene che i Caltagirone (padre e figlia) e il direttore uscente Virman Cusenza hanno altro a cui pensare, dovendo far digerire un altro “piano lacrime e sangue” alla redazione del quotidiano di via del Tritone, ma un occhio su queste megamarchette potrebbero pure buttarcelo. O De Paolini può fare quello che gli pare?

Un paio di mesi fa denunciammo, oltre quelle pro-Scaroni, le vergognose marchette nelle pagine dedicate alle cosiddette cronache mondane, sempre zeppe di citazioni della solita “compagnia di giro”. Bene, su queste ultime si vede da tempo che il messaggio al Messaggero è stato recepito. Su De Paolini no, malgrado il suo modo spregiudicato di fare giornalismo sia noto in tutta Italia (ma soprattutto a Milano).

Su, dai, non facciamoci sempre riconoscere, eh Vito Germano?

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