Morte Bifolco: arrivano le scuse del carabiniere

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Sale la tensione a Napoli ed arrivano le scuse del carabiniere che nella notte tra il quattro e il cinque settembre ha ucciso il diciassettenne Davide Bifolco, esplodendo un colpo di pistola perché non si era fermato all’alt (il militare sostiene che il colpo sia partito accidentalmente).

“Sono addolorato. Con pudore voglio chiedere perdono alla famiglia di Davide. Sono consapevole che niente e nessuna parola potrà attutire il dolore, che segnerà per sempre anche la mia vita”. Parole di pentimento, indirizzate alla famiglia del giovane appena scomparso, nato e cresciuto nel Rione Traiano di Napoli. “Non sono un Rambo, è stato solo un incidente”. Parole che però non giustificano il fatto di aver puntato l’arma e, soprattutto, a non convincere sono le motivazioni. Non reggono. “Avevo il colpo in canna, perché inseguivamo un latitante (uno dei tre giovani aveva violato la misura cautelare degli arresti domiciliari n.d.r.), ma sono inciampato e questa tragedia è stata la conseguenza impensabile di un incidente.”

La famiglia di Bifolco, intanto, chiede giustizia. “Quel carabiniere deve marcire in carcere, non deve avere un’ombra di pace per tutta la vita”, le parole della madre Flora. In testa alla manifestazione, la donna ha urlato tutto il suo dolore per la scomparsa del figlio. “I delinquenti sono loro, dovrebbero tutelarci”.

La situazione, a Napoli, è ancora molto tesa dopo gli scontri e gli insulti rivolti alle forze dell’ordine dai manifestanti scesi in piazza per solidarietà nei confronti del giovane partenopeo. “Hanno ucciso un figlio nostro. E mo’ è meglio che le guardie non si fanno più vedere nel rione”,  le uniche espressioni riferibili dell’ira dei cittadini. I genitori di Davide hanno però lanciato un appello affinché le proteste per la morte del ragazzo non portino ad altri episodi di violenza. “Nessuno, e dico nessuno, deve sentirsi autorizzato a compiere atti di violenza anche verbale in suo nome. Chi vuole bene a Davide deve rispettarlo”. Un monito che ricorda quello della madre di Ciro Esposito, Antonella, lanciato ai funerali del tifosi del Napoli deceduto il 25 giugno scorso, ferito da un colpo di pistola.

Indipendentemente da quello che sarà l’esito delle indagini, Davide non doveva morire. E non doveva certamente morire in quel modo. Non si è fermato all’alt? E allora? In un’altra situazione, normale, avrebbe meritato un rimprovero ed una bella multa. Oltre ad una denuncia. Era incensurato e non faceva parte di nessuna organizzazione criminale, non era un camorrista (ed anche se fosse stato così un’azione del genere del carabiniere sarebbe comunque stata difficile da giustificare). La realtà è che non vi erano motivi sufficienti neanche per estrarla dalla fondina quella pistola, né tantomeno per puntarla. E questo, almeno, si abbia il coraggio di dirlo.

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