La carta stampata va in prepensionamento povera e disperata

carta stampata

Indro Montanelli intervistato da Enzo Biagi nel 1971 affermava di voler morire con la scomparsa dei quotidiani. Ed allora i giornali sembravano davvero immortali. Mica come oggi. Da “albero della cuccagna”, a mensa dei poveri. Questo è stato il climax discendente della carta stampata.
Infatti, la crisi continua a mordere anche nel settore dell’editoria, messo a dura prova dalla contrazione della raccolta pubblicitaria. I ritocchi al prezzo di vendita, decisi un anno fa, non sono bastati a dare una boccata d’ossigeno alle casse dei gruppi editoriali ridotti ormai alla canna del gas. In questa Caporetto dell’informazione cartacea, ci sono anche “vittime” illustri. La redazione de La Repubblica (Gruppo L’Espresso), nonostante ancora ieri si gongolasse per il primato di vendite in edicola, prima dell’estate si è trovata a decidere tra i contratti di solidarietĂ  per tutti i dipendenti, o una pioggia di prepensionamenti. Ha vinto la seconda “opzione”. In 60 (su 400) saranno messi in quiescenza anticipata, aggiungendosi agli altri 80 giĂ  prepensionati qualche anno fa. Eppure, Carlo De Benedetti, editore del Gruppo L’Espresso, come giustamente sottolineato da Libero e Il Giornale, non è stata annoverato nella lista (di proscrizione) dei capitalisti “senza soldi e senza idee”, redatta dall’audace penna di Alberto Statera. Eh giĂ  che i panni sporchi, si lavano in famiglia. E un altro illustre debenedettiano che, vista la malaparata, ha abbandonato la nave, è stato l’ex vice-direttore Massimo Giannini, passato alla Rai per rimpiazzare Floris alla conduzione di Ballarò. Dalla padella alla brace, insomma.

E anche il quotidiano romano Il Messaggero non se la passa bene. Dopo il primo stato di crisi chiesto nel 2009 ed il secondo nel 2012, arriva anche il terzo. E le ripercussioni che il piano di riorganizzazione avrà, sono chiare: cassa integrazione a rotazione (si parla di quattro giorni al mese) per i dipendenti e almeno una trentina di prepensionamenti. Nuove assunzioni? Promesse per 12 giornalisti, ma praticamente impossibili da fare. Di Francesco Gaetano Caltagirone (editore de Il Messaggero), Statera, almeno, si è ricordato.

A non farcela, L’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, travolto dai debiti, dopo mesi di agonia, ha cessato le pubblicazioni lo scorso 31 luglio. Anche se è molto probabile che a breve tornerà in edicola, “salvato” da qualche “cavallo bianco”- come anticipato da Luigi Bisignani. Ma c’è pure un altro ultimatum. Il 30 settembre potrebbe “sparire” l’organo d’informazione del Pd, Europa. Ah, ma esisteva ancora?

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