Nel caos Floris-Giannini-Vespa, arrivano Benigni e…Nardello

Benigni

Floris può rimettersi in tasca i suoi “Olè”. La sua avventura a La7 inizia sotto la cattiva stella dell’1,4% di share. Diciannoveequaranta, il programma pre-tg, che avrebbe dovuto aprire le porte alla prima serata, non sembra convincere il pubblico.

Ma a casa Cairo, nessuno si preoccupa. Anzi. Si preparano a sfoderare l’artiglieria pesante per il debutto (la settimana prossima) dell’ex conduttore Rai in Dimartedì. Si parlava di Matteo Renzi ospite della prima puntata, e poi, la solita copertina del comico Maurizio Crozza (rimasto fedele a Floris) che qualche punticino di share lo acchiappa sempre. Una partenza col botto. Sulla carta, però. Infatti, anche la Rai si prepara all’attesissimo debutto del nuovo Ballarò condotto dall’ex vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini. Ed in questa “guerra fredda” della sinistra, anche in viale Mazzini preparano un attacco col botto: sembrerebbe- come riportato da Il Fatto Quotidiano– che, proprio oggi, Roberto Benigni formalizzerà l’accordo con Rai Tre per la copertina della nuova edizione del programma. E se tutto andrà in porto, quanto costerà a Mamma Rai questo “scherzetto”? E’ noto che con il comico toscano si tratta solo da certe cifre in su. Sarà il caso di spendere tutti quei soldi (pubblici)? Ma viale Mazzini non sembra badare a spese. La sinistra dei “poteri forti”, del salotto buono, un po’ radical chic, deve trionfare sul traditore Floris, tipo più da sezione e attacchinaggio notturno.
Insomma, che si aprano le danze. La settimana prossima la battaglia all’ultimo punto di share si consumerà.
Chi non perde mai (in termini di ascolti) è il vecchio volpone Bruno Vespa. Anche ieri si è portato a casa la sua bella fetta di pubblico grazie all’ospitata del premier Matteo Renzi. Tra una burla e l’altra, lo share saliva, permettendo al giornalista Rai di “giustificare” il suo compenso astronomico. Ma, dal punto di vista giornalistico (sì, perché Vespa resta un giornalista, che, dovrebbe fare servizio pubblico) il solito, squallido fallimento. Neanche una parola (perché pretendere una domanda è davvero troppo insolente) sul caso Emilia Romagna che vede indagati per peculato otto esponenti del Pd. Vespa sembra aver dimenticato che Matteo Renzi, di quel partito, è ancora il segretario. Hanno provato a chiedere spiegazioni i giornalisti delle agenzie stampa presenti in studio. Tentativo fallito.
Ma perché disturbare il premier? Perché infastidirlo con domande “spiacevoli”? Perché chiedere conto del futuro della Rai, della quotazione di Ray Way, dei 150 milioni di euro che viale Mazzini dovrà dare al governo? Il galateo impone che gli ospiti non vengano messi in difficoltà. E in Rai di galateo se ne intendono, un po’ meno di giornalismo. E di servizio pubblico.
Che sia stato il dg Luigi Gubitosi in persona, a chiedere un “trattamento di favore” per il premier? Lo stesso premier che cerca di lisciarsi perché ancora non vuole incontrarlo. Fatto sta che, lo spettacolo a cui hanno assistito milioni di telespettatori, è stato l’ennesimo vergognoso teatrino nel salotto di Porta a Porta (mancava solo il contratto con gli italiani, e poi sarebbe stato un flashback perfetto).
Ma quanto a vergogne, la Rai non trema proprio. Mentre divampano nelle redazioni le polemiche per la “marchetta” pro-Rai Cinema cui è stato costretto ieri sera il giornalista Marco Mazzocchi, il direttore generale aumenta la sua personale blindatura, spostando Adalberto Pellegrino a CFO di RayWay (in modo da poter controllare direttamente il processo di quotazione e vendita parziale della consociata) e promuovendo a capo del suo staff Carlo Nardello. E’ il giusto premio, stando alle malelingue, per un dirigente che aveva cominciato a collaborare con Gubitosi ancora prima del suo insediamento, grazie ai comuni e stretti legami di entrambi con l’Opus Dei. Ed è ancora una volta il trionfo, in Rai, degli “uomini per tutte le stagioni”. Perché Nardello, approdato in viale Mazzini nel 2002 dalla Walt Disney (eh, eh, eh, proprio così, un vero esperto di Paperino e Topolino), si legò subito a Deborah Begamini (che nel 2004 lo portò perfino ad Arcore da Berlusconi), per poi passare armi e bagagli col suo amico Paolo Del Brocco nelle file dei fiancheggiatori interni della Margherita (ai tempi del dg Claudio Cappon), fino ad approdare recentissimamente in quelle dei renziani. Lui ha sempre negato simpatie politiche, ammettendo soltanto un’unica militanza, quella cattolica. E difatti, non a caso, è uno dei pilastri interni dell’Opus Rai, quella particolare filiera messa in piedi da Gubitosi grazie alla benedizione di Ettore Bernabei e Pippo Corigliano (uno degli ospiti fissi nella segreteria del dg). Quindi, una prece. Questa volta per viale Mazzini.

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