Occhio alle molestie su Facebook: è un “luogo aperto al pubblico”

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di Grazia Bontà

Facebook piattaforma virtuale. Ma non solo. Da ieri, il social network più utilizzato al mondo è, a tutti gli effetti, un luogo aperto al pubblico. Come una piazza o un viale. Almeno in tema di molestie.

A stabilirlo è stata la Prima sezione della Corte di Cassazione presieduta da Severo Chieffi, unanimemente considerato fra i migliori giudici del Paese.

Con la pronuncia depositata il 12 settembre, i giudici hanno affermato che, perché si configuri il reato di “molestie o disturbo delle persone” (art.660 del codice penale), Facebook va considerato luogo aperto al pubblico “quale luogo virtuale aperto all’accesso di chiunque utilizzi la rete”.

Secondo il codice, il reato si consuma quando “chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo”.

Da ieri, questo luogo non sarà più solo uno spazio fisico, ma anche la rete. La Corte ha ritenuto “innegabile che la piattaforma sociale Facebook (che ad oggi è disponibile in oltre 70 lingue, che già nel 2008 contava più di 100 milioni di utenti, n.d.r.) rappresenti una sorta di piazza immateriale che consente un numero indeterminato di accessi e visioni, rese possibili da una evoluzione scientifica che il Legislatore non era arrivato ad immaginare

In sostanza, la vera svolta rappresentata dalla decisione dei supremi giudici riguarda le possibili comunicazioni fra i profili dei diversi utenti. Non saranno più considerati molesti soltanto i messaggi privati inviati per posta, ma anche quelli “postati” sul diario (e quindi pubblicamente) dell’utente-persona offesa.

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3 Commenti

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  2. Enrico Bicchi said:

    Io trovo sbagliatissima questa cosa. Come al solito finte democrazie in luoghi “social”, finte aperture al mondo, al “tutti quanti”. Predicano bene…razzolano malissimo.

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