Scozia come l’omicidio di Sarajevo, i deliri del giovane Letta

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La Scozia è a un passo dalla possibile indipendenza, così gli euro-sostenitori in piena crisi isterica scendono in campo. Come Enrico Letta.

A due giorni dal referendum si susseguono gli appelli nevrotici di chi vuole scacciare il pensiero di una Scozia che si stacca dalla corona inglese. Primo tra tutti quello di David Cameron: “La Gran Bretagna è diventata tale grazie alla grandezza della Scozia. Non fate a pezzi questa famiglia”, ha implorato il primo ministro conservatore, che ieri si è recato in Scozia, ad Aberdeen, nel tentativo di scongiurare quello che definisce più che una separazione, un “divorzio doloroso”, nel referendum del 18 settembre.

“Un vero terremoto sull’Europa”, invece, è il commento racchiuso nel titolo della lettera pubblicata sul Corriere della Sera di oggi, firmata da Enrico Letta. Addirittura, l’ex premier, arriva a paragonare il referendum che si terrà tra due giorni in Scozia all’omicidio di Francesco Ferdinando avvenuto a Sarajevo, che provocò lo scoppio della I Guerra Mondiale.

Ex presidente del Consiglio, è la definizione dell’autore in fondo al disperato appello che tenta di spiegare quali conseguenze nefaste sul continente europeo produrrebbe la separazione della Scozia dalla Gran Bretagna. Prima tra tutte la ripercussione sul resto della Gran Bretagna che si troverà a decidere se rimanere nell’Unione Europea con il referendum che si terrà nel 2017. L’uscita degli scozzesi, che sono i più europeisti del Regno Unito, secondo Letta, anticiperebbe quella della Gran Bretagna dall’Ue.

“L’Europa deve agire per risolvere i problemi della disoccupazione che sale, della crescita che manca, del welfare che non regge” spiega Letta. Queste, in effetti, sono le risposte che deve ancora dare l’Europa: ci si domanda perché in tutto questo tempo non siano state mai fornite queste risposte, in Scozia come in molte altre nazioni.

E allora ecco che prontamente Letta agita lo spettro del “populismo istituzionale del separatismo”, al quale però, sembra opporsi, con sempre più tensione, la tirannia finanziaria degli istituti bancari.

Nei giorni scorsi, infatti, si sono alternate le preoccupazioni della City londinese. Lloyds ha annunciato di spostare la propria sede legale da Edimburgo a Londra in caso di vittoria del SI’. Altri istituti di credito adotteranno provvedimenti simili. Come già evidenziato, secondo Bill O’Neill, a capo di Ubs Wealth Management per il Regno Unito, alcuni clienti hanno già spostato cifre di denaro verso banche registrate in Inghilterra. A tremare, inoltre, sono anche i titoli di quelle società con forti interessi in Scozia, come Royal Bank of Scotland.

Dietro chi contrasta l’indipendenza della Scozia, dunque, ci sono anzitutto le banche. E poi c’è Enrico Letta, divenuto presidente del consiglio non certo attraverso elezioni democratiche. Forse, coi suoi appelli, sta ricambiando il favore a chi lo ha fatto diventare premier?

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