Piero Di Lorenzo e la sua guerra contro il sistema tangentista della Rai

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Cavallo Rai Viale Mazzini

Parla l’imprenditore Piero Di Lorenzo, alle prese con la melma che caratterizza certe “situazioni” di viale Mazzini e lui stesso, suo malgrado, al centro degli eventi.

Alti dirigenti che gli chiedono denaro o contratti di comodo per parenti. E, di fronte ad un netto rifiuto, danno inizio ad una lunga serie di soprusi. Finché, poco per volta, non gli vengono più assegnate trasmissioni e fiction. Sono mesi che Di Lorenzo continua a denunciare e finora le sue parole sono rimaste inascoltate. «Ma io non mi fermo e voglio giustizia per chi ha perso il lavoro» assicura. A che punto è la vicenda della sua denuncia contro i tre dirigenti ed ex dirigenti Rai? «Il pubblico Ministero ha chiesto una ulteriore proroga alle indagini, che il Gip ha concesso. Quindi, accertato il fatto che la questione non era così campata in aria, aspettiamo». Vive con preoccupazione l’attesa che l’indagine a carico dei tre dirigenti possa essere archiviata e la sua battaglia si sgonfi? «Figuriamoci se io vivo preoccupato per questo: ho smesso da tempo di occuparmi dei miserabili che mi hanno chiesto tangenti per far lavorare la LDM. Non so se la Magistratura, a cui mi affido totalmente e con grande fiducia, valuterà sufficienti le prove per andare a giudizio. Per quanto mi riguarda la colpevolezza è dimostrata dal fatto che da anni io pubblicamente accuso questi signori e nessuno, dico nessuno, ha avuto il coraggio di querelarmi: sperano solo  che le indagini si allunghino e li salvi  la prescrizione». Non è mica obbligatorio: può essere una strategia difensiva. «Sì, è così. Ma se io dico a qualcuno che è un ladro e un farabutto, questo non discute con l’avvocato se conviene o no querelarmi? Se lo fa con me io in giornata lo querelo, ci può giurare». Ma allora il problema ormai lei lo ha archiviato? «Niente affatto. Perché il problema non sono più quei cialtroni. Il problema vero è il comportamento che ha avuto ed ha il direttore generale Luigi Gubitosi. Ormai è questo il vero problema». Gubitosi ha allertato l’ufficio legale ed attende l’esito delle indagini. «Gubitosi passerà alla storia della Rai come un don Abbondio che ha sprecato un’occasione storica per fare pulizia in azienda. Subito dopo la notizia della mia denuncia si era messo in moto un meccanismo virtuoso di emulazione che coinvolgeva altri “fornitori” che potevano portare alla luce, per cominciare, usi e procedure che favoriscono quell’arbitrio che è il padre della corruzione. E invece…». E invece? «Visto il trattamento di incredibile ostracismo riservato alla LDM, ovviamente, siccome tutti hanno  famiglia, tutto è diventato più difficile. Questa è la vergognosa conseguenza del comportamento di Gubitosi e di alcuni alti dirigenti Rai, come Eleonora Andreatta. Che, o potrà dimostrare che il suo comportamento è stato “imposto” dal direttore generale, o sarà personalmente responsabile e dovrà rispondere per un atteggiamento e un comportamento punitivo nei confronti di chi ha cercato di sollevare un velo sulle tante procedure arbitrarie che gridano vendetta e sulle quali bisogna fare chiarezza anche nella sua gestione». Di cosa è responsabile Eleonora Andreatta? «In perfetta continuità con la precedente direzione, (quella del “garantista” Fabrizio Del Noce) della quale peraltro ha condiviso ogni scelta, è la principale responsabile, insieme a Gubitosi, del boicottaggio della LDM e quindi del messaggio devastante inviato a chi era pronto a collaborare per far emergere le eventuali sacche di illegalità incardinate nell’azienda. Andreatta e Gubitosi hanno la gravissima responsabilità di aver delegittimato il processo di emersione delle pratiche illegali che si era aperto in Rai con la mia denuncia». Che poteva fare Gubitosi? «Gubitosi è lo specchio dell’attuale situazione italiana, dove tutto si perde nella mediocrità. Un normale contabile che arriva in Rai e fa un normale bilancio in cui mette tutte le passività che per anni i precedenti direttori non avevano potuto inserire perché incombeva sempre su di loro la minaccia del commissariamento in caso del bilancio in perdita. Ma subito dopo, vivaddio, avrebbe dovuto dare prova di managerialità straordinaria creando occasioni di nuovo business, alleanze strategiche, riduzione selettiva dei costi. E invece che fa? Non capendo un’acca di prodotto e non conoscendo affatto le peculiarità dell’Azienda, comincia a piagnucolare perché il Ministro non gli concede l’aumento del canone, (che guizzo di novità). Se l’immagina Marchionne che taglia un po’ di spese in Fiat e poi parte per Roma a chiedere un aiutino per l’auto anziché guardare oltreoceano? Che pena». Tornando alla vicenda delle tangenti, lei dice che Gubitosi non ha fatto abbastanza? «Gubitosi è uno che arriva sui problemi sempre in ritardo, sempre secondo. Ha sottovalutato la mia denuncia affermando che l’ufficio legale gli aveva confermato che non c’era alcunché di sospetto. Poi, vedendo la piega che prendevano le indagini si è affrettato, mi dicono, a presentare delle denunce per poter affermare in caso di rinvii a giudizio che lui aveva fatto il suo dovere». E poi? «Siccome non ha la sensibilità etica per capire l’argomento e governare i processi, ha lasciato Chiara Galvagni al suo posto dove poteva continuare le sue pratiche di gestione opaca». E ancora? «Si affida all’auditing interno per esaminare la pratica e ne accetta acriticamente i risultati, salvo poi affrettarsi a sostituirne il direttore quando si accorge della toppa. La verità è che un’azienda bella e complessa come la Rai è stata affidata a un grigio contabile senza coraggio e senza un minimo di guizzo  manageriale creativo». Ma lei è l’unico così severo: la stampa ne accentua i successi. «Ma quali successi. L’argomento è imbarazzante. Giornali importanti e con grandi tradizioni sono in difficoltà a parlare degli insuccessi clamorosi del direttore generale della Rai. Se uno controlla la rassegna stampa di quest’anno vedrà le interviste in ginocchio che sono state pubblicate su Gubitosi. Mancava solo la domanda a piacere che si fa agli alunni asini e raccomandati». Ma perché? «Perché la Rai dà lavoro a eminenti giornalisti di grandi gruppi editoriali, perché fa lavorare tantissimo i figli di eminenti giornalisti, perché fa accordi di partnership con importanti giornali mettendoci i nostri soldi e perché Gubitosi usufruisce del peso relazionale di un importantissimo spender pubblicitario che è meglio non contrariare perché altrimenti riduce i budget pubblicitari». Lei fa affermazioni gravi. «Pensi che sono riusciti a non far pubblicare una riga sul fatto che Gubitosi ha assunto in Rai come direttore a 119mila euro l’anno un suo “famiglio” che a 26 anni si era dovuto far raccomandare al sottoscritto per trovare un lavoro di segreteria. Neanche una riga sui maggiori giornali, poi, sulla notizia di probabili interferenze mafiose nella gestione degli appalti Rai. Purtroppo». Purtroppo? «Qualche giorno fa ho incontrato un importante esponente di Confindustria Sicilia che mi parlava di metodi  in uso negli ambienti dei colletti bianchi a forte connotazione mafiosa per isolare chi non si adegua alle regole. Viene messa in moto la macchina del fango per delegittimare chi denuncia il malaffare, poi si blocca l’informazione per far sentire il senso di impotenza a chi vuole rompere gli schemi dei sodalizi consolidati, quindi si esclude il reprobo da ogni possibilità di lavoro per metterlo in difficoltà economica e per costituire un monito per chi  volesse seguirne l’esempio. Lei non ci crederà, ma mi sembrava che stesse raccontando la vicenda mia e della LDM in Rai». Ha pensato alle conseguenze delle sue azioni? «So che qualcuno cercherà di farmi pagare queste denunce: mi arrivano continuamente messaggi in stile mafioso per indurmi a rinunciare paventando anche vendette trasversali. Poi, mi aspetto quanto prima un altro trafiletto o un articolo al veleno per minare la mia credibilità e fiaccare la mia determinazione, oltre ad interventi più gravi che possano maturare addirittura in ambienti istituzionali. Non ci vuole molto per far passare la notizia  che anche l’acqua di Fiuggi è pericolosa per i reni. Ricorda l’articolo “Di Lorenzo indagato”, fatto passare sul “Fatto quotidiano” all’insaputa del Direttore del giornale? Ma s’illudono che io demorda. Ad ogni loro azione intimidatoria metterò in campo una reazione doppia e contraria». Quindi è sempre più determinato ad andare avanti… «Assolutamente. Lo devo al centinaio di persone che hanno perso il posto di lavoro a causa della mia decisione di denunciare quei tre cialtroni. E poi è incredibile che io debba trovarmi in questa situazione per aver fatto il mio dovere e per aver cercato di far emergere dei comportamenti mascalzoneschi. Un alto dirigente Rai mi ha detto: “Di’ a tuo figlio di costituire un’altra società di produzione di cui può essere socio occulto perché la LDM in Rai non lavorerà mai più”. Capisce, che schifo?  Ma purtroppo per loro io non ho difficoltà economiche e mio figlio lavora alla grande anche senza Rai. E poi vedremo se questo management riuscirà a non pagare per l’inqualificabile comportamento adottato nella vicenda». Un quadro desolante. Come pensa che se ne possa uscire? «Purtroppo in questa fase di latitanza e distrazione del potere politico che è impegnato a ridefinire gli assetti di potere per i prossimi vent’anni, i Gubitosi galleggiano sempre, supportati e trasportati dal network relazionale e dagli intrecci degli interessi delle lobby. Chissà se la “speranza Renzi” in questo campo onorerà le aspettative oppure anche lui sarà costretto a non accorgersi del problema della povera grande Rai affidata ad un piccolo contabile. Mi auguro che non vada a finire che per liberare la Rai, il Governo finisca per promuovere e trasferire il contabile in Terna o alle Poste, invece di riconsegnarlo semplicemente alle lobby di cui è espressione. Mi creda: è un’emergenza democratica vera». Pessimismo totale? «Assolutamente no. Altrimenti non avrei la determinazione che lei stesso ha sottolineato. Passata questa fase i nodi verranno al pettine. Ora tanti politici fanno finta di non vedere e non sentire un po’ per ignavia e un po’ sperando di lucrare qualche ospitata o qualcos’altro. Verrà il momento in cui qualcuno addebiterà anche a loro questo immobilismo che diventa complicità».

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