L’ “Opera buffa” di Rai Fiction diventerà la “Buffonata”?

La denunzia presentata dal sig. Piero Di Lorenzo nei confronti dei sigg.ri Raveggi e Galvagni è stata archiviata con ordinanza GIP Tribunale di Roma in data 23.03.2015 per insostenibilità dell’accusa in giudizio, a seguito di relativa richiesta 16.07.2014 della Procura”

Anche Paolo Conti! Quoque Tu. Il 31 luglio scorso su Il Corriere della Sera si poteva leggere un’entusiastica esposizione della grande novità di Rai Fiction: “l’operazione trasparenza”, “fortemente voluta dal direttore generale Luigi Gubitosi”. E da chi sennò.
E’ lui l’eroe, l’uomo della Provvidenza mandato in Rai per moralizzare, disboscare, tagliare le collusioni tra le strutture ed i produttori (i soliti noti). E’ Gubitosi, insieme alla sua “eletta” Eleonora Andreatta, che ha finalmente deciso che Rai Fiction non farà più lavorare sempre (e solo) le stesse case di produzione. Tutte, infatti, accusate da anni di avere un vero e proprio “monopolio” all’interno di viale Mazzini, sono riconducibili a precisi gruppi di potere e ad interessi ben individuabili e agevolazioni secondo parametri sui quali le nuove generazioni di magistrati contabili dovranno concentrare l’attenzione.
Già, perché la scelta di affidare ad Eleonora Andreatta la direzione di Rai Fiction, non fu fatta dal “Super Moralizzatore” Gubitosi perché era (ed è) amica storica dell’allora potente vicesegretario del Partito Democratico Enrico Letta. No, figuriamoci! Che andate a pensare. La Andreatta fu scelta grazie ad una mail, nella quale spiegava il suo rivoluzionario, innovativo ed originalissimo piano per la fiction Rai, con cui ha letteralmente strabiliato il dg. Pare vero.
Gubitosi, che notoriamente di Rai non ne capiva (e, forse, non ne capisce) nulla, leggendo quella mail rimase fulminato. Aveva trovato fra le righe il senso della vita, lo spirito della missione, le ragioni dell’essere.
Detto fatto, l’Andreatta promossa a dirigere la fiction.
Ovviamente, la nuova direttora non era storicamente legata ad alcuni produttori, registi, sceneggiatori, gruppi politici, circoletti di amici ed interessi vari. No, che andate a pensare, maligni. La piccola “Heidi” di viale Mazzini era una “tecnica” votata alla giustizia, all’ imparzialità di giudizio ed alla più asettica delle motivazioni professionali: “Lavora chi vale e chi presenta progetti innovativi.” Roba da scompisciarsi dalle risate, insomma.
Quindi, era scontato che, con l’arrivo dell’innocente “Heidi” della fiction, si sarebbe subito ridimensionata la presenza della Lux Vide del potentissimo Bernabei, no? Manco per niente. Si tratta di un’ azienda con mezzi illimitati: se non hanno risorse proprie paga a piè di lista addirittura lo IOR, e chi la molla.
Bene. La Lux Vide non si tocca. Allora, si sarebbe dovuta ridimensionare la Endemol (grandi estimatori e protettori di Chiara Galvagni e Giampiero Raveggi)? Non scherziamo. E’ vero, “non” è mai stata supportata politicamente, ma vanta una esperienza trentennale (sic!) nella produzione di fiction. E questo non è certo da sottovalutare.
Non penserete mica, che abbiano pensato di ridimensionare Palomar di Carlo Degli Esposti. Fantascienza. Lui è quello bravo, e poi, all’occorrenza, controlla l’APT, l’associazione dei produttori televisivi, che serve quasi esclusivamente (un po’ come tutte le associazioni di rappresentanza) al gruppo dirigente, ma, se conviene, può diventare un’ utile foglia di fico.
Penalizzare la Fremantle del giovane Mieli? Impossibile. L’enfant prodige della produzione televisiva italiana, con parentele in grado di scatenare una guerra nucleare mediatica? Per carità, meglio non infastidirlo troppo.
E’ meglio unirsi al coro degli “amici” ed aumentare il budget: magari ci scappa anche qualche invito nei salotti radical chic a sorseggiare un caffè con l’intelligentia .
Ed era altrettanto scontato che, il grande moralizzatore don Abbondio Gubitosi insieme alla nuova Direttora avrebbero affrontato (e risolto) l’usanza, diciamo “esteticamente inelegante”, delle porte girevoli a Rai Fiction. Si tratta del malcostume (assai diffuso) che consente a chi esce dalla stanza dei bottoni, di mettersi al servizio delle case di produzione di cui, qualche giorno prima, ne decideva il fatturato.
E così la moglie di Francesco Nardella lavora a Rodeo Drive di Valsania e Poccioni, Claudia Aloisi , appena uscita dalla struttura, viene subito assunta da Cattleya. E Max Gusberti il giorno dopo aveva già la scrivania alla Palomar di Degli Esposti.
Quanto sono stati influenzati nella loro serenità di giudizio mentre gestivano i budget del servizio pubblico questi signori? Sapendo che stavano parlando con chi, “di lì a qualche mese”, gli avrebbe pagato lo stipendio?
Quanto conta oggi nella spartizione della torta produttiva avere in azienda chi è stato “compagnuccio” della Direttora?
Ok, meglio non continuare con questo elenco, altrimenti si rischia di essere accusati di disfattismo e sterile qualunquismo.
Comunque, una cosa è certa: Eleonora “Heidi” Andreatta è arrivata alla Direzione di Rai Fiction perché brava, e non perché espressione di un gruppo di potere politico- affaristico, in perfetta comunione d’intenti con l’uomo della provvidenza moralizzatrice Gubitosi. E proprio lei, ironia della sorte, ha lanciato “l’operazione trasparenza” di Rai Fiction.
Chiunque, ma proprio chiunque, ora può inoltrare un progetto in quattro pagine e la Rai, entro novanta giorni (non oltre), risponderà con un “no” o con un rinvio ad un successivo approfondimento.
Che facce di bronzo!
Forse è il caso di spiegare cosa accadrà (con la matematica certezza di non sbagliare).
Il budget della fiction verrà assegnato secondo le solite e opache quote e modalità ai soliti-noti soggetti. Poi, il duo di finti tecnici Andreatta-Gubitosi metterà in piedi una ridicola sceneggiata “scegliendo un paio di progetti finti indipendenti e cioè inviati da autori- sceneggiatori che hanno alle spalle una delle solite case di produzioni di riferimento ed operano per loro conto, per contrattualizzare le “attivazioni”.
Poi ne prenderanno un altro paio e risponderanno che sono stati valutati interessanti, ma che non hanno ancora convinto. E così, comincerà una sorta di approfondimento che illuderà i due poveri neofiti di aver raggiunto il risultato, durerà un paio d’anni e poi, puntuale come la morte, arriverà la fatidica frase: “purtroppo il budget non consente…”. E chi s’ è visto, s’ è visto.
Ma, nel frattempo, con grandi elogi e squilli di tromba, i due “angeli” moralizzatori della tv italiana, ovviamente lontani dalla politica e da ogni squallido interesse di bottega, pubblicizzeranno il successo della loro iniziativa. Ennesima ghiotta occasione per un’intervista o un “servizio” in ginocchio da parte di qualche giornalista ben addomesticato.
Il “servizio” di Paolo Conti sull’ “Operazione trasparenza” trasudava entusiasmo, condivisione ed ammirata esaltazione.
Ma il massimo della volontà di compiacere e di assecondare i desiderata del “dante causa” si può notare nella foto di Eleonora “Heidi” Andreatta correlata al “pezzo”.
E’ vero, la fotografia non è scelta dal giornalista, ma c’è un limite a tutto.
Lo scatto è un’immagine “ritoccata” di una Eleonora Andreatta alla festa del diploma liceale.
Forse la stessa direttora avrà protestato perché offesa. La foto superava il limite del buon gusto: la prossima volta metteranno una foto di Cameron Diaz con sotto il suo nome?
Ma tant’ è. Il problema vero è la svalutazione del ruolo del giornalista.
Fino a qualche anno fa, il giornalista faceva un lavoro di prestigio e ben pagato e difendeva la sua professionalità senza fare sconti a chicchessia.
Oggi, tra i tanti cambiamenti della società moderna, c’è il crollo del reddito di questo professionista e, contemporaneamente, della sua credibilità, della sua affidabilità e, purtroppo, della sua indipendenza. Tutto questo, troppo spesso, viene sfruttato alla grande dalle aziende, dal potere economico e politico ed in forma sistematica dal management della Rai.
Ogni testata della Grande Stampa ha almeno un redattore designato a seguire le vicende della tv di Stato. Ed “i poveretti” sono lì, in spasmodica attesa di qualche notizia. A questo punto, sono possibili due vie: la prima, fisiologica, prevede che il responsabile delle relazioni esterne, quando vuole comunicare qualcosa per conto dell’ Azienda o del Direttore generale, chiami a turno uno dei giornalisti che si occupano di viale Mazzini, dicendogli che intende concedergli un’ “esclusiva”, organizzando l’intervista o il servizio. Ovviamente, non c’è bisogno neanche di dirlo, il contenuto ed i toni devono riflettere la riconoscenza per la scelta caduta su di lui. Altrimenti, c’è la fila.
Il giornalista non sta nella pelle, è felice e comunica il colpaccio al caporedattore: “abbiamo un’ esclusiva sulla Rai”. Neanche per un istante si pone il problema di valutare la notizia con spirito critico, di far emergere le perplessità, le ombre o le contraddizioni dei contenuti. No. Il nostro redattore ha famiglia, deve pagare il mutuo, l’apparecchio per i denti della figlia. Fare bella figura con il caporedattore può significare un aumento di stipendio a fine anno, magari cento euro al mese. Quindi, si predispone con entusiasmo a decantare le lodi della mirabile iniziativa che la Rai sta portando avanti.
Dopo un mesetto toccherà al collega di un’altra testata. E così, l’informazione in ginocchio riguardo gli affari di casa Rai ed il suo potente dg, è assicurata.
Eppure c’è addirittura una forma patologica di piaggeria: quella derivante da un intervento che fa intravedere al nostro giornalista di turno la possibilità che quel suo manoscritto (che non interessa nessuno) possa diventare il “soggetto” di una fiction o che lui possa attivare una collaborazione con una casa di produzione esterna ben vista dalla direzione e guadagnare dieci volte il suo stipendio.
C’è conflitto di interessi? Ma figurati! La Rai è un’azienda pubblica, un motore della cultura nel Paese, tranquillo.
E’ così che una bufala come quella proposta da Eleonora “Heidi” Andreatta e Luigi “don Abbondio” Gubitosi, chiamata “operazione trasparenza” di Rai Fiction, può diventare una notizia. E non solo, viene pubblicata senza il minimo accenno critico e approfondimento o la minima garanzia di analisi seria: eppure è un’iniziativa che alla presentazione del prossimo piano di produzione potrebbe dare lo spunto per un esposto alla magistratura con l’ipotesi prevista dall’Art. 661 del codice penale e cioè “abuso della credulità popolare”.
A meno che, il prossimo piano di produzione di Raifiction, smentendo le cattiverie, non preveda: più i 30 milioni di euro per la Lux Vide; 9.800.000,00 per la Endemol; 10.100.000,00 per la Palomar; 12.800.000,00 per la Pubblispei; 17.800.000,00 per la Cross; 9.000.000,00 per l’Aurora; 20.970.000,00 per la Fremantle; 11.000.000,00 per l’IFo e 7.200.000,00 per Pepito.
Staremo a vedere. Chissà se alla fine potremo paragonare Eleonora “Heidi” Andreatta e Luigi “don Abbondio” Gubitosi ai venditori di pozioni del far west, oppure prendere atto che sono davvero i grandi moralizzatori.
Non resta che aspettare.

PS: Dio solo sa quanto L’Ultima Ribattuta desideri una querela o un atto di citazione da parte di chicchessia per aprire (finalmente) il vaso di Pandora.
Restiamo in fiduciosa attesa.

 

 

 

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