Perché arrestare l’ultrà “Genny ‘a carogna”?

genny 'a carogna

Il giorno dopo l’arresto di “Genny ‘a carogna” ci si interroga sui motivi che hanno spinto la polizia ad accanirsi in questo modo contro di lui.

Gennaro De Tommaso adesso si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e dovrà rispondere anche degli episodi di violenza avvenuti all’interno e all’esterno dello stadio in occasione della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso a Roma e di aver invaso il campo. A dire il vero, però, dentro l’impianto sportivo non ci furono tafferugli particolari. Il fatto gravissimo avvenne fuori dall’Olimpico, con la sparatoria che causó prima il ferimento e poi la morte di Ciro Esposito in ospedale dopo un’agonia lunga quasi due mesi.
Per Genny ‘a carogna nessuna particolare colpa ma, secondo il gip, l’ultrà napoletano “è un anarchico che istiga i tifosi, privo delle più elementari capacità comunicative, e che usa solo la violenza come mezzo”.
Quel giorno, per dovere di cronaca, fu lui ad essere interpellato dai funzionari della Digos per cercare di calmare gli animi surriscaldati di una tifoseria intera. E fu a lui che venne chiesto di scendere in campo (sulla pista di atletica) per parlare con il capitano del Napoli Hamsik affinché la partita venisse giocata nonostante il clima di tensione che si era creato una volta saputo del ferimento di Ciro Esposito. E, magari sarà brutto affermarlo perché sminuisce il lavoro della polizia e dei carabinieri, ma Genny ‘a carogna riuscì anche nell’intento di riportare la tranquillità all’interno della curva partenopea, in quel momento imbufalita. Ma questo non gli è stato riconosciuto o comunque non gli ha impedito di essere arrestato. Su di lui pesa anche il fatto di aver indossato la maglietta con la scritta “Speziale libero”. Anche qui però, volendo fare i paladini della giustizia ed andare controcorrente, non sembra esserci nulla di illegale. Sostenere l’innocenza del tifoso catanese, condannato per l’omicidio dell’ispettore Raciti, non equivale ad insultare la memoria dell’ispettore stesso. Semmai ci si può interrogare sul perché la Digos sia dovuta ricorrere alla mediazione di Gennaro De Tommaso per consentire il corretto svolgimento della gara. Si può criticare la postura dell’ultrà, la sua non eleganza, il fatto che era a cavalcioni sul cancello. E che aveva tanti tatuaggi. Ma la sua presunta violenza, quel giorno, sono stati davvero in pochi a vederla. Anzi, a giudicare dalla immagini televisive, violenza non c’è stata.
Con il suo arresto si è soltanto peggiorata una situazione già di per sè ridicola e paradossale. Si, perché fa sorridere il fatto che senza Genny probabilmente nessuno sarebbe stato in grado di garantire che il match venisse disputato. Che le autorità non siano state in grado di gestire la situazione. E che, prima sia stato interpellato e poi, dopo quattro mesi di indagini, si è proceduto a mettergli le manette.
Insomma, “a carogna” è diventato il capro espiatorio di quel maledetto giorno di ordinaria follia. La sua immagine in breve tempo ha già fatto il giro del mondo. Tutti d’accordo sulla non finezza di Gennaro De Tommaso, ma sulla sua colpevolezza (almeno per i fatti riguardanti la finale di Coppa Italia) no.

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