Il Cinema America vale l’Oscar di Salvatores?

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Quando parliamo del Cinema America non ci riferiamo solo a quattro mura ed un’insegna dal sapore retrò. Si tratta di un pezzo di storia del cinama italiano che rischia di scomparire, ed il fatto che tanta gente ne abbia sposato la causa ci deve far riflettere.
Si è allunga infatti la lista di coloro i quali hanno chiesto che la struttura non venga demolita. Da Toni Servillo a Carlo Verdone, da Paolo Virzì a Elio Germano, fino alla provocatoria minaccia, resa pubblica pochi giorni fa da Paolo Sorrentino, di rinunciare alla cittadinanza onoraria di Roma conferitagli dal Sindaco Marino qualora il Cinema America finisca nelle mani della speculazione edilizia.
E dopo l’accorato appello del Presidente della Repubblica Napolitano, ieri è stata la volta di Gabriele Salvatores, vincitore dell’Oscar nel 1991 con il film “Mediterraneo”.
Al termine della proiezione della sua ultima pellicola “Italy in a day”, avvenuta nell’arena del Piccolo America allestita in piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, il regista napoletano ha fatto sapere che se la storica sala non riaprirà, riconsegnerà l’ambito Premio.
A margine dell’iniziativa Salvatores ha incoraggiato il pubblico presente a scrivere su dei post-it in distribuzione il titolo del film che vorrebbero venisse proiettato sullo schermo del Cinema America, una volta restaurato e riaperto. E’ così partito un mini corteo, che canticchiando il ritornello de “l’Armata Brancaleone”, si è diretto verso la struttura sgomberata poche settimane fa dopo mesi di occupazione.
Pochi minuti ed il muro su Via Natale del Grande è stato tappezzato di fogliettini, alla luce di una lanterna che Salvatores ha auspicato possa illuminare il sindaco Marino, forse l’unico nelle condizioni di potesi imporre ed evitare la paventata demolizione del Cinema per far posto ad una lussuosa palazzina.
In effetti non ha alcun senso conferire cittadinanze onorarie a registi di successo e sbandierare ai quattro venti slogan come “Roma capitale del cinema”, se poi non si dimostra il minimo interesse a tenere aperta una sala storica come l'”America”, per di più capolavoro di architettura moderna con il suo tetto apribile.
Che rischia di finire in polvere, demolita dalle ruspe ma soprattutto dall’indifferenza di un’amministrazione insuperabile a parole, ma di fatto carente all’atto pratico.

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