Rai Pubblicità: il crollo della raccolta? Colpa di Publitalia

Rai Pubblicità

La voragine apertasi nei conti di Rai Pubblicità non è stata provocata dalla demenziale politica di sconti al 90% (con punte del 98), ma dall’aggressività di Publitalia. Fabrizio Piscopo, l’ad dell’ex-SIPRA non sapendo più a che santo votarsi per giustificare il fallimento professionale che sta trascinando nel baratro la concessionaria di viale Mazzini, prova a prendersela con il suo principale competitor, l’ad di Publitalia Stefano Sala.
Pochi giorni fa, per giustificare il ritardo con il quale si era presentato in videoconferenza con dirigenti e forza vendita, “il genio della lampada” del mercato pubblicitario se n’è uscito con queste parole: “perdonatemi, ma stavo scrivendo una mail molto delicata al dg Rai Luigi Gubitosi. Gli ho chiesto di venire con me ad un incontro con il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri e con quello di Publitalia, Giuliano Adreani. Devono intervenire per bloccare la politica commerciale troppo aggressiva di Sala, perché così non si può andare avanti…”.
Risate di scherno un po’ dappertutto e poi mani nei capelli da parte dei poveri agenti, mascelle serrate e improvvisi impallidimenti per il management . Gli unici sorridenti e solidali sembrano essere ormai solo il “gatto e la volpe”, i fedelissimi ex-Sky che Piscopo ha voluto assolutamente accanto a sé e a cui delega praticamente tutto: Fabrizio Ferri e Sabrina Biasio. In disgrazia e forse già in uscita dopo appena nove mesi anche Giuseppe Oliva (non si sa se in compagnia o meno della sua “delfina” Daniela La Licata), indicato a suo tempo come il manager che avrebbe fatto riesplodere il settore cinema (di cui invece si occuperanno ora solo l’alleata SEAT e l’UCI, con esautoramento della forza vendita interna).
A far saltare definitivamente i nervi all’ad, pare sia stata l’esclusiva concessa dalla nuova Alitalia proprio a Publitalia. Che va ad aggiungersi ad un’altra sconfitta dolorosa per Piscopo, malgrado le sue offerte di sconti fino al 90% (con punte del 98): il contratto strappato da Sky a NTV per il treno superveloce Italo.
E veniamo ai conti del 2014, ma solo dopo aver riflettuto su un grafico delle raccolte degli anni precedenti, una proiezione al ribasso che fornisce visivamente il quadro della tragedia di Rai Pubblicità meglio ancora delle parole.

grafico
Tra gennaio e luglio, sbandierò qualche settimana fa Gubitosi in un’intervista al “Fatto”, l’ex-SIPRA aveva fatto registrare il +4% nella raccolta rispetto allo stesso periodo del 2013. Peccato che il dg si fosse ben guardato dal sottolineare che si trattava di un dato “drogato” dai mondiali di calcio (76 milioni). E difatti, ad agosto e settembre quel dato si è ridotto ad un +0,3/0,4, pari a 3 miserrimi milioni. E ad ottobre la stima è già negativa perché si ragiona su una forbice tra il -20 ed il – 25%, con un dato complessivo assoluto nella raccolta (sempre confrontato con il 2013) di -3 milioni.
Con questo trend, come già anticipato nell’editoriale dello sfogliabile di ieri, sarà grasso che cola se Piscopo riuscirà a chiudere l’anno a quota 560/570. Lontano giusto 150 milioni dall’asticella a 710 che gli ha fissato Gubitosi. Quei maledetti 150 milioni che il dg pretende assolutamente per fare fronte al taglio degli introiti da canone decisi dal governo Renzi.
In questi due anni di politica commerciale dissennata, Rai Pubblicità ha perso il 30% in termini di raccolta. Non basta per mandare a casa anzitempo il killer dei conti e chi l’ha scelto e continua a difenderlo?

Articoli correlati

*

Top