Il ddl Loch Ness suona il requiem per i giornali indipendenti

ddl Loch Ness

di Maria Scapece

Il Senato fa calare la scure sull’informazione online: previste multe fino a 50 mila euro. E intanto la casta riammette l’agente Betulla.

Il senatore Maurizio Gasparri l’ha soprannominato “ddl Loch Ness” per l’abilità dimostrata nell’apparire e scomparire. Di solito facendo paura. Stiamo parlando della norma che prevede sanzioni e ammende per i giornalisti e i giornali ritenuti colpevoli di diffamazione. Il testo, che fa capolino nelle aule della Commissione Giustizia del Senato dopo un anno di silenzio alla Camera, prevede multe fino a 50mila euro per il giornalista reo di “diffamazione cosciente”, ovvero per chi ha mentito sapendo di mentire. In questo caso a rispondere sono anche il direttore ed il vicedirettore  “a titolo di colpa” ma con pena ridotta di un terzo. E’ stata stralciata dal testo la norma che prevedeva il carcere per i giornalisti. Le altre multe per “colpe” minori arrivano fino a 10mila euro. Se la diffamazione cosciente è una fattispecie grave che merita di essere punita, qualche obiezione potrebbe essere sollevata sull’entità delle ammende. Chiunque sia consapevole del profondo stato di crisi, economica e non solo, nel quale versa il settore dell’informazione dovrebbe sapere che un’ammenda, anche solo da 10mila euro, sarebbe un colpo molto duro per tante delle redazioni, soprattutto web, che faticosamente si tengono a galla. L’effetto della norma, se approvata in questa forma, potrebbe portare da un lato ad una “navigazione a vista” nell’esercizio della professione riducendola, di fatto, al mero commento benevolo di un fatto già accaduto. Dall’altro un’ingente multa suonerebbe il requiem per i giornali, magari giovani ed indipendenti e per questo meno equipaggiati economicamente.

Il ddl discusso in Senato si occupa di normare anche le rettifiche che il direttore sarà tenuto a  pubblicare a sue spese e con la seguente dicitura “rettifica dell’articolo (titolo) del (data) a firma (l’autore)”. Da questa procedura sono esentati i blog ovvero le testate non registrate. Sul web le rettifiche vanno pubblicate non oltre due giorni pena l’intervento del giudice che, oltre ad irrogare una sanziona amministrativa, dovrà avvertire il prefetto e l’ordine professionale dal quale, il malcapitato, potrà essere sospeso fino a sei mesi. Oltre a questo il danneggiato può chiedere la cancellazione e inibire l’ulteriore diffusione di dati di suo interesse.

Se da un lato il Parlamento rischia di far calare la scure sull’informazione online indipendente dall’altro chi può si tutela. In questi ultimissimi giorni l’Ordine dei Giornalisti non ha dato il meglio di sé. Due giorni fa, infatti, è stato riammesso all’ordine Renato Farina che nel 2007 si era autosospeso per evitare l’onta della radiazione dall’albo come conseguenza ai suoi rapporti di collaborazione (retribuita) con i servizi segreti del SISMI incominciati nel 1999 durante la guerra in Serbia e andati avanti fino allo scoppio del “caso Abu Omar”. Colpo di spugna sulle mancanze in fatto di deontologia professionale dell’agente Betulla, questo il suo nome in codice, che aveva presentato richiesta di riammissione anche nel 2012 ma senza successo. Forse la faccenda era ancora troppo fresca, o forse era la sua militanza parlamentare tra le fila del PdL a impedirne un reintegro. Fatto sta che il bilancio di questa settimana attribuisce un segno meno alla libertà d’informazione “dei piccoli” e un segno più al ritorno alla tutela di casta per chi ha sbagliato. O tempora, o mores.

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