Giornalisti: le “discriminazioni” sui nomi degli arrestati e degli indagati

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Continua il misterioso meccanismo perverso dei giornalisti. Quale codice deontologico seguono? Con che criterio decidono di pubblicare il nome e il cognome di un medico indagato, ad esempio, e di nascondere l’identità di un pusher che entra, con regolare permesso, nel carcere di Regina Coeli per consegnare una bustina di marijuana a Nunzio d’Erme? E come mai, di fronte ad un’aggressione vile e criminale come quella della Balduina, quattro ragazzi (due dei quali maggiorenni) sono stati arrestati, con l’accusa di lesioni gravissime e rapina, ma di nessuno si conoscono i nomi?

Proprio quest’ultimo episodio ha infittito ancora di più il mistero su dove, come e quando i giornali decidano il linciaggio di una persona. La baby gang, intanto, è stata incastrata da una telecamera e dalle testimonianze dei vicini. Una volta presi, i ragazzi hanno confermato le loro azioni.

“Quando ci rodeva andavamo a menà alla Balduina perché ce stanno i ricchi. Ci ispiriamo ad Arancia Meccanica”, le parole di uno dei fermati per il pestaggio e la rapina a colpi di bastone ad Enrico Aurili, sceso di casa per portare a spasso il cane e finito in ospedale dove è ancora ricoverato con prognosi di 30 giorni. Prima di Aurili era toccato a Claudio Bugliotti finire nelle grinfie della gang. Benissimo, tutto bene quel che finisce bene, perché i quattro aggressori sono stati identificati e arrestati. Chi sono allora? Non si sa. Perché è qui che i giornali hanno adottato il solito e mai chiaro meccanismo. Il “Messaggero” ha riportato solo le agghiaccianti dichiarazioni di uno dei quattro teppisti, limitandosi a scrivere che “si tratta di A.C., diciannovenne figlio di un professionista della capitale in carcere perché stava per lasciare la città”. Degli altri tre, invece, il quotidiano di Caltagirone ha raccontato solo che due di questi sono minorenni, denunciati a piede libero. Del quarto fermato nessuna notizia.

Il quotidiano “La Repubblica”, nemmeno si è concesso il “lusso” di pubblicare le iniziali, limitandosi soltanto a riportare le stesse dichiarazioni del “Messaggero”. “Se ci rodeva picchiavamo e rapinavamo”.

Un piccolissimo indizio in più lo si scopre dal “Corriere della Sera”. Naturalmente nessuna identità svelata, ma oltre alle iniziali “A.C., figlio di un professionista della capitale”, si evince che la madre di un altro componente della gang è dipendente di un ristorante, che il terzo è figlio di un pregiudicato e l’ultimo di un impiegato. Un quadro fornito esaustivo, insomma.

Ricapitolando, della banda che ha terrorizzato la Balduina, attraverso gli indizi “preziosi” raccolti dai giornali, si può trarre la monca conclusione che risolve il giallo. Uno si chiama A.C. è figlio di un professionista, ha diciannove anni ed è in carcere perché voleva scappare. Poi abbiamo ignoto due, minorenne figlio di una ristoratrice, ignoto tre, diciassettenne figlio di un pregiudicato e ignoto quattro sempre diciannove anni e suo padre è un impiegato.

Però, in compenso, sappiamo dai quotidiani il nome di un chirurgo di Villa Mafalda, Ennio de Bartolomei, indagato, senza ancora aver ricevuto alcun tipo di avviso di garanzia (in Cancelleria gli hanno detto che non esiste nessun numero di protocollo ancora), per la questione cellule Stamina. Che ha giurato di non sapere assolutamente nulla in merito e di non aver mai effettuatto terapie simili. Ma la sua foto e la sua identità sono state ugualmente sbattute  sulle prime pagine dei giornali. Non solo, il dottor de Bartolemi è stato anche “rimproverato” dalla Cancelleria perchè non era tenuto a sapere il nome del pm in questione (Giorgio Orano). Peccato che il chirugo lo abbia letto sul “Corriere della Sera”.

A questo punto, il mistero continua davvero…Nella parte che riguarda me aggiungerei che sono stato rimproverato e mi hanno chiesto come mai sapevo il nome del PM in quanto non avrei dovuto saperlo grazie

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